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Sul posto auto si paga la tassa sui rifiuti

Il box sotterraneo per il parcheggio dell’auto, pur se non scandito da muri perimetrali che delimitino le varie aree, è soggetto al pagamento della tassa per lo smaltimento dei rifiuti. Spetta al contribuente, eventualmente, fornire la dimostrazione che sulla specifica area sia impossibile la produzione di rifiuti, evidenziando fattori oggettivi e permanenti, piuttosto che contingenze soggettive e legate alle modalità di utilizzazione della stessa. È quanto si legge nell’ordinanza n.22124/17 della Corte di cassazione, che ha accolto il ricorso proposto da una società concessionaria per la gestione del servizio rifiuti, cassando la sentenza di secondo grado, favorevole alla parte contribuente, e decidendo nel merito, con rigetto del ricorso introduttivo proposto contro l’originario avviso di accertamento Tia. La diatriba riguardava la possibilità di riscuotere la tassa comunale per lo smaltimento dei rifiuti, in relazione a un box auto, posto nel sottosuolo e non delimitato da muri perimetrali. I gradi di merito avevano escluso la tassazione per tale area, mentre la Cassazione ha ribaltato completamente le decisioni delle commissioni tributarie. L’area del sottosuolo adibita a posto auto, spiega la Suprema Corte, non è esente da tassazione, posto che non sono ravvisabili ragioni che possano escludere la possibilità di produrre rifiuti; nello specifico, l’inesistenza di muri perimetrali che delimitano la singola area adibita a parcheggio (fattore che aveva convinto i giudici di merito a escludere la tassazione) appare irrilevante, poiché le aree sono comunque esattamente individuabili ed esclusivamente a disposizione dell’utilizzatore, frequentate da persone e, come tali, produttive di rifiuti (in via presuntiva).

Precisa la Corte: la tassazione colpisce chiunque occupi o conduca aree scoperte a uso privato non costituenti accessorio o pertinenza di locali, a qualsiasi uso adibite; di contro, le deroghe alla tassazione e le riduzioni delle tariffe non operano in via automatica, bensì è onere del contribuente provare l’incapacità permanente e oggettiva dell’area a produrre rifiuti, poiché, pur operando il principio per cui è l’Amministrazione a dover fornire la prova dell’obbligazione tributaria, esso non opera con riferimento al diritto a ottenere una riduzione della superficie tassabile, o addirittura l’esenzione, che costituisce, invece, un’eccezione alla regola del pagamento del tributo.

Nicola Fuoco

( ) I motivi di ricorso, da esaminarsi congiuntamente, per connessione logica, sono fondati, in ragione delle seguenti considerazioni:

a) La Tariffa di igiene ambientale (Tia) rappresenta una mera variante della Tarsu, sicché estendendo alla Tia l’interpretazione offerta dalla giurisprudenza di legittimità in tema di Tarsu, con riguardo all’art. 62, comma 3, dlgs 15 novembre 1993, n. 507, la tariffa deve essere applicata nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali, o aree scoperte a uso privato non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, mentre le deroghe indicate al comma 2 della norma e le riduzioni delle tariffe non operano in via automatica in base alla mera sussistenza delle previste situazioni di fatto, dovendo il contribuente dedurre e provare i relativi presupposti (Cass. n. 18054 del 2016).

b) In tale materia, grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare dell’esenzione, atteso che, pur operando il principio secondo il quale è l’Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell’obbligazione tributaria, esso non può operare con riferimento al diritto a ottenere una riduzione della superficie tassabile, o addirittura l’esenzione, costituendo questa un’eccezione alla regola del pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale (Cass. n. 9731 del 2015).

c) L’impossibilità di produrre rifiuti deve dipendere da fattori oggettivi e permanenti e non dalla contingente e soggettiva modalità di utilizzazione dei locali. ( ) Ne consegue che l’area del sottosuolo, adibita a posto auto, non è esente da tassazione, posto che non sono ravvisabili ragioni che possano escludere la possibilità di produrre rifiuti, laddove, nella specie, l’inesistenza di muri perimetrali, che delimitano la singola area adibita a parcheggio, appare irrilevante, in quanto le aree a ciò utilizzate sono aree esattamente individuabili ed esclusivamente a disposizione dell’utilizzatore, e quindi frequentate da persone e, come tali, produttive di rifiuti in via presuntiva (Cass. n. 14770 del 2000; Cass. n. 5047 del 2015). La Ctr non si è uniformata ai suddetti principi, con la conseguenza che il ricorso va accolto, la decisione impugnata cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, decidendo nel merito, va rigettato il ricorso introduttivo proposto dal contribuente. Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo.

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