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Sul nuovo redditometro esame in dichiarazione

Il nuovo redditometro da marzo potrebbe uscire dalla fase sperimentale per divenire uno strumento di selezione, analisi e accertamento per il fisco e di orientamento per la prossima dichiarazione dei redditi per i contribuenti. Questo è quanto si evince dalle dichiarazioni rilasciate dal direttore dell'agenzia delle Entrate, Attilio Befera, nell'audizione alla Camera di martedì scorso. La posizione di Befera è in linea con le attività che la Sose (la società degli studi di settore) sta sviluppando con le associazioni di categoria per verificare con simulazioni l'attendibilità dei campioni che sono alla base del software di calcolo del redditometro.
L'efficacia dello strumento dipenderà proprio dalla sua capacità di individuare in modo preciso le singole posizioni dei contribuenti. Il nuovo redditometro è, infatti, uno strumento automatico e standardizzato di controllo basato su coefficienti di conversione di spese in reddito. In pratica, il software che informa il meccanismo di calcolo consente di determinare una soglia di coerenza reddituale dei contribuenti che scaturisce dalla relazione tra gli elementi indicativi della capacità contributiva preindividuati (ben 100 voci di spesa) e il reddito. Tale relazione è determinata con una metodologia statistico-matematica che viene applicata a gruppi omogenei di famiglie differenziati per aree geografiche. Le famiglie considerate sono oltre 22 milioni (per complessivi 50 milioni di soggetti). Sono stati individuati 55 gruppi omogenei distinti in contribuenti single ovvero in strutture familiari. Sul piano territoriale sono state distinte cinque aree geografiche.
Proprio per le caratteristiche dello strumento i punti delicati sono relativi ai coefficienti con cui vengono convertite le spese in reddito e la formazione dei campioni di riferimento, specialmente sotto il profilo territoriale. Per quanto riguarda i coefficienti di conversione il dubbio è comprendere la correttezza del loro livello, in quanto, in relazione alla spesa considerata, essa può incidere notevolmente sul reddito atteso. Per quanto riguarda, invece, il profilo territoriale, la ripartizione dell'Italia in cinque aree sembra inadeguata rispetto alle notevoli differenze che caratterizzano il nostro paese. Anche sotto questo profilo sarebbe interessante comprendere come incidono questi elementi nel calcolo delle posizioni. Questi dubbi saranno chiari alla chiusura della fase sperimentale che dovrebbe concludersi a fine febbraio quando lo strumento diverrà del tutto operativo.
Il fisco lo utilizzerà in una prima fase quale strumento di selezione delle posizioni a rischio e in una seconda fase quale strumento di accertamento. Il contribuente, invece, potrà usarlo andando a verificare in modo personalizzato la propria posizione. In pratica, il software verrà messo a disposizione di tutti per inserire i propri indici di capacità contributiva (per esempio automobili, immobili, mutui e scuole private) e verificare il livello di reddito atteso. Sulla base di tale risultato il contribuente già in sede di dichiarazione potrebbe adeguare la propria posizione. Proprio sull'adeguamento che allo stato attuale sarebbe possibile per singole categorie ci si attenderebbe l'introduzione di un sistema forfetario percentuale che consenta senza modificare le singole categorie reddituali di innalzare il reddito complessivo.

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