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Sul mattone il peso di 21,4 miliardi

di Saverio Fossati e Gianni Trovati

Con l'approvazione definitiva della manovra «salva-Italia» diventa ufficiale la pioggia dei rincari fiscali destinata a colpire il mattone dal 2012: 21,4 miliardi è il gettito previsto della nuova Imu. La sua traduzione pratica, in realtà, dipende molto dai Comuni, ma la situazione dei bilanci locali e i primi calcoli emersi dalle riunioni delle Giunte che si sono tenute in questi giorni spingono a temere che il quadro reale rischia di essere anche peggiore di quello disegnato dalla manovra.
Sulla prima casa i confronti con il passato sono impossibili per il semplice fatto che la manovra reintroduce una tassazione dove oggi non c'era più, dopo l'abolizione dell'Ici varata nel 2008. Per i proprietari dell'abitazione principale, il «salva-Italia» è attento ad attenuare l'impatto con il ritorno della tassazione prevedendo un'aliquota ridotta (4 per mille, ritoccabile in alto o in basso dai Comuni del 2 per mille) e una detrazione fissa da 200 euro: l'incrocio dei due indicatori porta ad escludere dalla tassazione gli immobili con una rendita catastale di 297 euro (non aggiornata; è il valore che si trova nel rogito), e la soglia dell'esenzione cresce per le famiglie con figli grazie all'ulteriore sconto da 50 euro per ogni figlio con meno di 26 anni residente nell'immobile.
Più articolato il quadro per le case diverse dalla prima. La disciplina uguale per tutte ha ricadute particolarmente pesanti per gli immobili dati in affitto, che molto spesso ottengono oggi dai Comuni aliquote agevolate destinate a sparire nel nuovo regime. Il tutto, unito al fatto che l'aliquota di base per l'Imu (7,6 per mille) è più alta di quella dell'Ici (tetto al 7 per mille, media attuale al 6,5) comporterà rincari medi del 70-80% nella tassazione degli immobili affittati, e fino al 500% se l'affitto è a canone concordato.
In questa raffica di aumenti, c'è però anche chi si salva, e grazie all'Imu pagherà addirittura meno di quel che pagava di Ici, nonostante i moltiplicatori da applicare alle basi imponibili. Si tratta di chi tiene un immobile (almeno ufficialmente) vuoto, e ottiene un bonus dal fatto che l'Imu assorbe l'Irpef oggi versata sui redditi fondiari.
Un beneficio, questo, che non riguarda i soggetti Ires, quindi i proprietari di negozi e di immobili strumentali alle imprese. Per loro il conto è in sicura perdita rispetto alla tassazione attuale: i Comuni possono attenuare il colpo, introducendo un'aliquota fino al 4 per mille, oppure peggiorarlo per compensare i tagli alle loro risorse.

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