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Sul lavoro la circolare è legge

Tra dire e fare c’è di mezzo un ministero. Quello del lavoro che, sempre più frequentemente, con estro creativo, suggerisce di applicare le disposizioni oltre i limiti della legge. L’ultimo episodio è sui voucher, e in particolare quelli del settore agricolo, per i quali il ministero ha prima interpretato la riforma Fornero in senso estremamente restrittivo e poi, a distanza di qualche giorno, ha ritrattato le istruzioni nel versante opposto, ossia nel senso molto meno limitativo. Ciò crea, evidentemente, un clima operativo d’incertezza per imprese, datori di lavoro, consulenti e lavoratori che, nelle circolari e negli interpelli, invece, cercano la sicurezza di stare operando in linea con la legislazione per evitare sanzioni e/o contenziosi.

Peraltro, dal ministero derivano anche le istruzioni degli enti previdenziali, Inps in primo luogo. Perché sulle circolari degli istituti di previdenza svolge una sorta di preventiva validazione. E anche qui non mancano interpretazioni creative. Un esempio, di questi giorni, è l’ultima riforma degli ammortizzatori che dal 1° gennaio ha abrogato le indennità di disoccupazione sostituendole con l’Aspi e la mini-Aspi. Il legislatore non ha previsto una norma di raccordo tra il 2012 e il 2013 per l’indennità con i requisiti ridotti, il cui termine per le richieste, una volta l’anno, scadeva il 31 marzo. Si era perciò presentato un problema: quest’anno non si sarebbe potuto presentare la domanda e i lavoratori avrebbero perso l’indennità per le giornate di disoccupazione del 2012. Per ovviare a tanto non è stato scomodato il legislatore (cui spettava, evidentemente, il compito di decidere e disciplinare), ma ci ha pensato l’Inps d’accordo con il ministero. Così è nata la mini Aspi 2012, che i lavoratori possono richiedere entro il 2 aprile, nonostante non esista un solo articolo di legge che la preveda e disciplini. Però, grazie al messaggio n. 20774/2012 dell’Inps, sappiamo che è un’indennità «ponte» tra il 2012 (vecchia disciplina) e il 2013 (nuova disciplina); che la si ottiene con i vecchi requisiti della disoccupazione con requisiti ridotti; che per la sua misura si fa riferimento ai nuovi importi Aspi, ma entro i massimali della vecchia disoccupazione.

Non mancano poi interpretazioni strabiche. È il caso, per esempio, del contenzioso che l’Inps ha in atto con i lavoratori fruitori di cassa integrazione ai quali ha chiesto il rimborso della cig perché, una volta trovato un nuovo lavoro, hanno «dimenticato» di comunicarlo, come è chiesto dalla legge n. 160/1988 (messaggio n. 26718/2010). A quanto si apprende in via non ancora ufficiale, l’Inps dovrebbe a breve rinunciare al contenzioso per via della nuova interpretazione del ministero riguardo alla cosiddetta pluriefficacia delle Co (le comunicazioni obbligatorie sui rapporti di lavoro). Infatti, nell’interpello n. 19/2012, il ministero ha affermato che la Co ha efficacia anche per le comunicazioni dovute dai lavoratori per cui «non trova più applicazione l’obbligo imposto» dalla legge n. 160/1988 (messaggio Inps n. 2981 del 18 febbraio 2013). E pensare che, fino al 1° agosto scorso (data dell’interpello), a suo sostegno l’Inps vantava una scuderia di norme: una legge (n. 296/2006), un dm (del 30 ottobre 2007) e almeno due note del ministero (protocollo n. 440/2007 e n. 8371/2007) in cui si afferma che «la pluriefficacia riguarda naturalmente tutti gli adempimenti previsti dalla normativa vigente in capo al datore di lavoro».

La sensazione che si avverte è che le leggi non hanno più l’effetto di stabilire principi inamovibili, per permettere di fissare le regole molto più elasticamente (ma illecitamente) all’occorrenza. Si ha così il risultato di quadro normativo instabile e incerto. Il guaio, infatti, è che note e circolari danno mere interpretazioni. Resta sempre il rischio, pertanto, che arrivi un giudice e applichi la legge.

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