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Sul decreto emergenza Conte cerca anche i voti dell’opposizione

ROMA — Il decreto da 3,6 miliardi dedicati all’emergenza coronavirus dovrebbe arrivare giovedì sul tavolo del Consiglio dei ministri. Contestualmente, l’esecutivo metterà nero su bianco una relazione con la quale si indicano le ragioni che rendono necessario lo scostamento dagli obiettivi di bilancio previsti. Sarà votato dal Parlamento la prossima settimana. E servirà una maggioranza giallorossa molto compatta — oppure il concorso dell’opposizione — per approvare quel testo. Secondo l’articolo 81 della Costituzione, infatti, è richiesta la maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. E visto che l’emergenza coronavirus complica i movimenti dei parlamentari — soprattutto di quelli del Nord e della zona rossa — il governo intende chiudere la pratica al più presto e in modo positivo.
Sono ore convulse, quelle che accompagnano la stesura del testo. Palazzo Chigi monitora l’evoluzione del contagio: in particolare, l’evoluzione non tranquillizzante della situazione nella provincia di Bergamo nelle ultime ore. Sul fronte del decreto, intanto, Giuseppe Conte si prepara oggi stesso a incontrare i capigruppo di maggioranza e, soprattutto, dell’opposizione. Sono loro, Giorgio Meloni e Matteo Salvini, a chiedere più miliardi sul tavolo. «“Prima gli italiani” lo diciamo noi — si arrabbia Federico Fornaro (Leu) — . Serve unità istituzionale». E proprio per “ammorbidire” la Lega, Dario Franceschini ha ricevuto ieri il leghista Gian Marco Centinaio, che assicura: «Il ministro valuterà le nostre proposte».
Conte chiederà responsabilità a tutti i partiti. Dirà loro che il decreto rappresenta solo un secondo passaggio, e che un terzo provvedimento è già in cantiere. L’importante, adesso, è non frenare questa operazione d’emergenza, possibile grazie alla maggiore flessibilità promessa dall’Ue. A cui ieri Roma ha già anticipato la bozza di relazione.
Ma cosa c’è al centro del decreto? Soprattutto sanità, ammortizzatori sociali e aiuti ai settori economici penalizzati dalla crisi. Ma i tre pilastri a cui lavora il Tesoro potrebbero anche allargarsi. L’intervento dovrebbe arrivare complessivamente a 4,5 miliardi: 3,6 verranno dall’ampliamento del deficit dal 2,2 per cento al 2,4 per cento, mentre 900 milioni sono stati stanziati con il dl precedente. Ancora da definire la ripartizione dei fondi: la quota più importante andrà alla sanità, poi il rafforzamento della cig, infine gli aiuti ai settori in crisi (per il turismo si è agito su Irpef e contributi Inps).
Sul piano dei conti pubblici sono arrivate ieri un paio di notizie confortanti dall’Istat. Il deficit pubblico del 2019 è sceso all’1,6 per cento del Pil dal 2,2 per cento dell’anno prima, risultando molto inferiore rispetto al 2,2 per cento della nota di aggiornamento del Def di settembre. Mentre i dati di febbraio del fabbisogno hanno evidenziato un miglioramento di ben 8,2 miliardi rispetto allo stesso mese del 2019.
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