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Sul debito sterzata moderata di Tsipras

La Grecia ha proposto ieri di effettuare con i suoi creditori internazionali uno scambio obbligazionario, emettendo tra le altre cose nuovi titoli indicizzati alla crescita economica. La proposta è giunta mentre il governo greco continua un suo tour europeo per trovare un nuovo modus vivendi con i suoi partner. Nel frattempo, sulla scia dello sconquasso greco, il futuro della troika – che ha gestito finora le crisi debitorie in Europa – è ormai oggetto di un acceso dibattito. Da tempo il Parlamento europeo ne chiede l’abolizione. La Germania la difende.
Parlando con il Financial Times, il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha proposto l’emissione di due tipi di obbligazioni. La prima indicizzata all’andamento della crescita sostituirebbe i titoli emessi dai governi europei. La seconda, relativa a obbligazioni definite “perpetue”, verrebbe scambiata con i titoli oggi in mano alla Banca centrale europea. L’idea giunge dopo che nei giorni scorsi Atene ha posto in evidenza la necessità di ristrutturare o riscadenzare l’enorme debito greco.
Personalità di punta del nuovo governo guidato dal partito della sinistra radicale Syriza, Varoufakis ha parlato di «ingegneria intelligente» nel tentativo di evitare un abbuono del debito al quale la Germania e altri si oppongono. Dopo aver incontrato ieri a Londra il suo omologo greco, il cancelliere allo Scacchiere George Osborne ha avvertito: «Il disaccordo tra la Grecia e la zona euro rappresenta la più grande minaccia per l’economia mondiale e una crescente minaccia anche per la Gran Bretagna».
Il presidente americano Barack Obama ha appoggiato la Grecia nel chiedere una nuova politica economica: «Non si può – ha detto – continuare a spremere paesi che sono in profonda depressione». Nell’intervista al Financial Times, Varoufakis ha aggiunto: «Ai nostri partner diremo che vogliamo associare al surplus primario del bilancio una agenda di riforme». Il ministro ha anticipato la richiesta di un prestito-ponte fino a giugno di 1,9 miliardi, per avere tempo di negoziare la proposta con i paesi europei.
Dopo aver visitato Parigi e Londra, Varoufakis sarà oggi a Roma, sempre nel tentativo di convincere i propri partner ad accettare una nuova politica economica. Il nuovo premier Alexis Tsipras sarà oggi a Roma per incontrare il suo omologo Matteo Renzi e domani a Bruxelles per vedere il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Già in un comunicato sabato, il primo ministro era tornato sui suoi passi, rivedendo l’annuncio precedente di voler rinnegare il debito greco, pari al 175% del Pil (si veda Il Sole/24 Ore di domenica).
La proposta di Varoufakis sarà studiata attentamente dai governi europei, e potrebbe essere giudicata favorevolmente da molti di questi. Non è chiaro, tuttavia, come la Bce considererà l’ipotesi di obbligazioni perpetue, una soluzione che potrebbe essere vista come una specie di monetizzazione del debito. Il terzo creditore, vale a dire il Fondo monetario internazionale, si è impegnato a versare aiuti fino al 2016, e non vuole subire un decurtamento del suo credito.
Intanto, sempre ieri qui a Bruxelles è scoppiato un dibattito sul futuro della troika, che dal 2010 raggruppa la Commissione europea, l’Fmi e la Bce. Il portavoce dell’esecutivo comunitario, Margaritis Schinas, si è voluto mostrare cauto. Ha ricordato che nel 2014, in occasione del voto di fiducia dinanzi al Parlamento europeo, Juncker si era «impegnato a sostituirla con una istituzione più democratica, legittima e responsabile». Non ha voluto dare dettagli sulla tempistica.
Dell’abolizione della troika ha fatto il suo cavallo di battaglia lo stesso Tsipras. Alle tre istituzioni – creditori dei paesi sotto programma – si rimproverano la mancanza di responsabilità, decisioni discutibili di politica economica, atteggiamenti troppo decisionisti. La troika raccoglie le critiche contro le politiche economiche di questi ultimi anni, tanto che sulla stampa greca è ormai considerata alla stregua di una forza di occupazione. Ieri, tuttavia, ha ricevuto il sostegno del governo tedesco.

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