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Sul debito la prossima partita

Il governo Greco di Alexis Tsipras ha proposto, fin dall’inizio della lunga trattativa ingaggiata con i creditori internazionali, di ristrutturare la montagna del debito greco che, dopo cinque anni di cura di austerità, è cresciuto a 315 miliardi di euro, pari al 180% del Pil. 
Il debito pubblico, invece di ridursi è salito ulteriormente a causa del fatto che il varo di manovra recessive in un momento di crisi economica ha ridotto il Pil ellenico, calcolato a prezzi costanti, del 27%, portato la disoccupazione al 27%, i crediti inesigibili al 40% del totale. Insomma, senza crescita il debito esplode e trascina a fondo anche l’economia reale.
Più nel dettaglio Atene ha proposto a febbraio scorso, prima uno swap con obbligazioni indicizzate al Pil e obbligazioni perpetue per i bond detenuti dalla Bce, ma senza successo. Ieri, invece, uno spostamento del debito greco detenuto dalla Bce, pari a 27 miliardi di euro, all’European Stabilization Mechanism, l’Esm, il Fondo salva-stati europeo con sede in Lussemburgo, ed erede dell’Efsf, cosicché da permettere alla Grecia di partecipare ai benefici dell’allentamento monetario, visto che oggi, Atene, è l’unico paese dell’eurozona a non poter beneficiare del Quantitative easing (pur essendo quello che ne avrebbe più bisogno essendo in pesante deflazione). Il motivo? Perché la Bce possiede titoli greci al di sopra del limite massimo consentito.
Un debito così elevato può essere sostenibile solo se ci fosse una forte crescita e tassi di interesse molto bassi. Il Giappone, ad esempio, ha un debito pubblico al 250% del Pil con un tasso di interesse medio dello 0,9% annuo. Ma il Giappone è una potenza economica globale, mentre Atene ha un’economia piccola e chiusa. Zsolt Darvas, economista ungherese del centro studi Bruegel, ha proposto un’ulteriore riduzione dei tassi di interesse per Atene e un allungamento dei termini di pagamento, sapendo che una ristrutturazione non sarebbe accettata da numerosi governi di paesi del Nord Europa.
Sullo sfondo della trattativa in corso a Bruxelles c’è sempre stato il tema del debito ellenico e della sua sostenibilità. L’Fmi deve accertarsi che un Paese sia in grado di ripagare il suo debito prima di concedere nuovi fondi. E su questo tema che si è scontrata la richiesta greca per un ’alleggerimento del debito. Ovviamente Tsipras sa bene che se non potesse portare a casa almeno una vaga promessa di rivedere i termini di pagamento del debito non avrebbe nessuna possibilità di far approvare nel Parlmento di Atene il piano che prevede interventi sulle pensioni e imposte indirette. I partner europei, a loro volta, non possono in alcun modo alludere a uno taglio, o haircut del debito, pena l’affondamento del piano (magari proprio al Bundestag) a nuovi esborsi per far superare alla Grecia lo scoglio del pagamento della rata da 1,6 miliardi di euro con scadenza al 30 giugno, e i 7 miliardi di bond della Bce con scadenza a luglio e agosto. Ma qualcosa nel comunicato finale, sarà detto, magari in politichese.
«Non ci sarà alcun accordo con i creditori per ridurre il forte carico del debito greco – ha ammesso il ministro dell’Economia greco Giorgos Stathakis alla Bbc – nonostante l’insistenza di Syriza su questo tema. Ma probailmente nel comunicato finale dei capi di Stato e di governo ci sarà un accenno che la riduzione del debito sarà all’ordine del giorno di negoziati nei prossimi mesi». Insomma, si sposta il problema più avanti come nella tradizioni europee quando nessuno è pronto a prendere una decisione impopolare.
Quindi, non ci sarà nessun impegno esplicito in termini di alleggerimento ulteriore del debito greco, ma è probabile che si stia pensando a uno “sconto” dal punto di vista dell’allungamento dei termini o del taglio ulteriore degli interessi. Sarebbero queste le premesse, poi, per aprire subito dopo l’intesa, il negoziato sul terzo pacchetto di aiuti finanziari per il quale circola, da mesi, la cifre di 30-40 miliardi di euro.

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