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Sul credito qualche segnale di ripresa

«Vi sono segnali che il miglioramento delle condizioni di liquidità delle banche stia favorendo l’offerta di credito». È a pagina sette sulle 18 delle Considerazioni finali che il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, affronta il nodo del credito. E lo fa delineando uno scenario difficilissimo, ma meno nero rispetto allo scorso anno, e difendendo l’operato degli istituti italiani. «I prestiti alle imprese – spiega il Governatore – bruscamente contratti a dicembre di 20 miliardi» e che hanno ristagnato nel primo trimestre, «sono cresciuti in aprile» e i tassi applicati «sono tornati in media a scendere». «Non è corretta» dunque la critica alle banche «di essere disattente alle esigenze dell’economia» visto che, aggiunge il Governatore, «sono esposte in misura rilevante nei confronti delle famiglie e delle imprese meritevoli di credito anche se in difficoltà» e queste ultime, le banche «possono continuare a sostenerle».
Tuttavia, sottolinea Visco, vanno cambiati i rapporti con le imprese con un maggiore ricorso di queste «al capitale di rischio per finanziare l’innovazione» e un minore utilizzo di affidamenti in conto corrente. Nei primi mesi dell’anno, sondaggi svolti presso banche e aziende, segnalano «condizioni di finanziamento meno tese – rispetto a quelle, molto critiche dell’ultimo trimestre del 2011» chiarisce il Governatore. Un miglioramento dell’offerta di credito dovuto alle misure straordinarie della Bce che hanno posto le basi per ridare ossigeno all’economia e evitato effetti peggiori di quelli già pesanti, visti dalla seconda metà del 2011 con la «stabilità finanziaria» a rischio.
Secondo Visco infatti le decisioni del Consiglio direttivo della Bce «hanno risposto pienamente al mandato». Ma, se la politica monetaria si legge nelle Considerazioni finali «non può sanare tutti gli squilibri nell’area euro, può contenere il contagio, evitare crisi sistemiche, attenuare le tensioni. Il suo contributo a sostenere i mercati e la liquidità – ha sottolineato Visco – resta essenziale». L’uscita quindi «da tali misure è oggi del tutto prematura» anche se «ora ci sono responsabilità politiche, nazionali e comunitarie. La Bce non può farsene carico». Il Governatore ha poi ricordato le principali debolezze del sistema produttivo: basso livello di patrimonializzazione e stretta dipendenza dal credito bancario, «fragilità nel breve termine e freno alle potenzialità di sviluppo». Per questo (si veda articolo in basso) l’invito agli imprenditori a «uno sforzo finanziario aggiuntivo, perché rafforzino il capitale delle loro imprese» nel momento in cui «viene loro assicurata una semplificazione: ne beneficeranno – ammonisce Visco – gli investimenti, si irrobustirà la struttura produttiva, migliorerà il rapporto con le banche». Nella relazione annuale, la Banca D’Italia avverte che nel 2011 sono aumentate le sofferenze bancarie ed è possibile «un lieve peggioramento della qualità del credito nel 2012». E si ricorda la dipendenza del sistema produttivo nazionale dal debito a breve termine: «In Italia – ha spiegato il Governatore Visco – il 38% dei prestiti alle aziende ha durata non superiore ai 12 mesi, la quota è del 18% in Germania e in Francia, del 24% nella media dell’area dell’euro». Una caratteristica che «espone le imprese italiane a più elevati rischi di rifinanziamento, restringe l’orizzonte temporale degli investimenti. Nel nostro Paese – ricorda il Governatore – oltre la metà dei prestiti a breve termine è costituita da affidamenti in conto corrente». Ma è analizzando la condizione finanziaria delle imprese e delle famiglie che la Relazione annuale accende i fari su uno scenario di crisi durissima. Dalla metà del 2011 infatti la crescita dei prestiti bancari alle azienda ha rallentato: «una contrazione maggiore tra le piccole imprese e più omogenea invece tra le aree geografiche». Riguardo ai settori, notevole è «la riduzione dei prestiti nel comparto delle costruzioni, un forte aumento invece per le imprese dell’energia». Nel 2011 «si è accentuata la crescita dei tassi bancari» praticati alle imprese, una corsa iniziata intorno alla metà del 2010 e che ha portato alla fine del 2011 «i tassi medi sulle consistenze pari al 4%, un punto percentuale in più rispetto a dodici mesi prima». Una situazione di razionamento del credito denunciata da tempo dal sistema imprenditoriale nazionale che rischia di essere strozzato tra credit crunch e inasprimento delle condizioni di offerta delle banche. Anche se, evidenzia la Relazione annuale, «le condizioni economiche e finanziarie dell’impresa sono rimaste fattore determinante nella capacità di accesso al credito» ammonisce la Banca d’Italia. Ricordando le iniziative messe in campo da governo e associazioni di categoria, tra cui il Fondo centrale di garanzia per le Pmi e il decreto «Salva Italia» che ne ha incrementato la dotazione di 400 milioni l’anno dal 2012 al 2014, e l’accordo tra Abi e associazioni di categoria per la sospensione dei pagamenti.

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