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Sul concordato prededuzione con limitazioni

È trascorso un anno e mezzo dalla sua introduzione, ma il concordato in bianco pare non aver ancora trovato il suo assetto normativo definitivo. Il legislatore è infatti intervenuto nuovamente sul tema, con il decreto «Destinazione Italia», in merito al riconoscimento in prededuzione dei crediti maturati da terzi verso l’impresa in crisi nel periodo di «sospensione», ovvero quel lasso temporale (da 60 fino a 180 giorni) intercorrente tra la presentazione della domanda con riserva e il termine concesso dal Tribunale per la presentazione del piano definitivo.
Un esempio che conferma tale potenziale distorsione del sistema, involontariamente premiale rispetto a comportamenti opportunistici del debitore, si ha dalla lettura di una recente sentenza del Tribunale di Terni, del 17 gennaio scorso. In sintesi, la questione riguarda un’istanza di preconcordato a cui il debitore non ha dato seguito, omettendo di presentare il piano secondo il termine fissato; successivamente, pur in contiguità temporale con la precedente vicenda veniva avviato un nuovo iter con la presentazione di una successiva e distinta proposta ai creditori.
I giudici ternani venivano investiti della decisione circa il trattamento da riconoscersi alle posizioni creditorie sorte nel periodo di preconcordato della primigenia proposta, resa improcedibile dal mancato deposito nei termini del piano vero e proprio. Orbene, il tribunale umbro riconosceva la prededuzione anche a costoro, che avevano interagito con l’imprenditore in crisi all’interno della prima fase preconcordataria, sul presupposto della necessaria tutela da riconoscersi a tutti i terzi, che, incolpevolmente, abbiano fatto affidamento sulla tutela riconosciuta per gli «atti legalmente compiuti» dal debitore.
I giudici umbri hanno inteso affermare un principio di tutela sistemica, volto a conferire certezza ai rapporti giuridici del periodo preconcordatario, sul presupposto della volontà propulsiva del legislatore rispetto alle soluzioni negoziali delle crisi d’impresa. Ciò in totale apertura rispetto al genuino intento delle norme introdotte con il decreto Sviluppo del 2012, che spesso, va serenamente riconosciuto, è stato abusato nell’esperienza empirica da imprenditori che hanno inteso tale finestra come la possibilità di dilatare i tempi di una non meglio precisata prospettiva di ripresa.
Ogni disquisizione dottrinale, conseguente alla pronuncia in commento e relativa all’interpretazione dell’articolo 111 della legge fallimentare (che disciplina la prededucibilità dei crediti), pare affievolirsi a seguito di quanto introdotto dal «Destinazione Italia» (articolo 11, comma 3-quater), secondo cui la condizione per il riconoscimento della prededuzione ai crediti sorti in occasione o in funzione della procedura di concordato preventivo è quella che la stessa sia effettivamente aperta, a norma dell’articolo 163 della legge fallimentare. Ciò a dire che la tutela è assicurata, ma l’ombrello protettivo del “super privilegio”, ovvero prededuzione, non può riconoscersi indiscriminatamente a tutti, anche a coloro che approcciano la strada del preconcordato in modo velleitario e dilatorio, senza volontà e possibilità concreta di una composizione negoziale alternativa al fallimento.

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