Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sui reati fallimentari Corti contro

Cassazione contro Consulta. Nel reato di bancarotta fraudolenta le pene accessorie vanno commisurate alla durata di quella principale perché sono determinate solo nel massimo e dunque vanno soggette alla disciplina ex articolo 37 Cp. E ciò benché dalla Corte costituzionale sia arrivata l’indicazione di una decisione discrezionale nella sentenza 222/18, pubblicata il 5 dicembre scorso, che ha cancellato il divieto fissato invariabilmente a dieci anni di fare l’imprenditore o il manager a carico del condannato per il reato fallimentare. È quanto emerge dalla sentenza 1963/19, pubblicata il 16 gennaio dalla quinta sezione penale della Suprema corte. Dal giudice delle leggi, spiegano oggi gli Ermellini, arriva soltanto «un’indicazione» che non è collegata alla dichiarazione di incostituzionalità e che non risulta possibile seguire perché contrasta con l’orientamento delle Sezioni unite penali: dopo l’intervento dell’Alta corte le pene accessorie sono fissate soltanto nel massimo e dunque non possono ritenersi espressamente determinate dalla legge penale. Risultato? Nella specie la Cassazione ridetermina in due anni la pena accessoria dopo che l’imputato è stato condannato a due anni e due mesi di reclusione. La Consulta, infatti, esclude l’applicabilità dell’art. 37 Cp instaurando un parallelismo fra la bancarotta semplice e quella fraudolenta. Ma l’indicazione offerta dal giudice delle leggi al giudice comune è in contrasto con l’orientamento consolidato secondo cui per la bancarotta semplice le pene accessorie sono ragguagliate a quella principale in quanto determinate solo nel massimo. Il tutto in linea «con autorevoli studi dottrinali». D’altronde, concludono gli Ermellini, è il diritto vivente a ricondurre alla disciplina dell’articolo 37 Cp le pene accessorie previsti per i reati fallimentari e determinate solo nel massimo: si tratta di comminatorie edittali che non possono essere considerate lex specialis. È la stessa Consulta, precisano gli Ermellini, a spiegare che il suo è solo un «parere» sulla portata dell’applicazione delle norme che non è legato da un rapporto di interdipendenza con il giudizio di incostituzionalità espresso.

Dario Ferrara

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È cruciale evitare di ritirare le politiche di sostegno prematuramente, sia sul fronte monetario ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo aver fatto un po’ melina nella propria metà campo, il patron del gruppo Acs, nonché preside...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una forte ripresa dell’economia tra giugno e luglio. È su questo che scommette il governo: uscire...

Oggi sulla stampa