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Sui reati ambientali 231 meno rigida

di Giovanni Negri

Sui reati ambientali mano più leggera. Lo chiede il Parlamento al Governo, in asse con Confindustria. La commissione Giustizia della Camera ha approvato martedì sera un parere sul decreto legislativo varato dal consiglio dei ministri poche settimane fa, in recepimento di una direttiva comunitaria a tutela dell'ambiente, che chiede un ricorso al decreto 231 meno rigido e penalizzante per le imprese. Con passo indietro, con uno schema di decreto che attende solo il via libera definitivo, il Governo è intervento sul fronte dei reati ambientali attraverso, soprattutto, un inasprimento delle sanzioni per molte fattispecie. Con una filo conduttore comune: rendere le imprese responsabili per le violazioni imputabili ai propri dipendenti. Un'operazione da condurre a termine allargando il campo di applicazione del decreto 231. Un intervento che però è stato da subito contestato da Confindustria che, in un denso pacchetto di osservazioni, ha sottolineato con preoccupazione come l'estensione della responsabilità andasse a colpire non solo delitti ma anche “semplici” contravvenzioni, sanzionando così in modo severo condotte prive dei requisiti di gravità richiesti dalla direttiva. Inoltre, anche in questo caso andando oltre quanto richiesto dalle disposizioni comunitarie, il decreto 231 era stato utilizzato anche reati di pericolo astratto, non idonee a provocare danni per la salute o l'ambiente.

Approdato alla Camera, il provvedimento è stato preso d'infilata da una raffica di perplessità, sfociate in un parere favorevole al testo subordinato ad alcune condizioni. In particolare, viene chiesto di riformulare il testo del decreto legislativo per adeguarlo al principio di proporzionalità della pena e ai principi di delega che dispongono «che siano previsti come reati presupposto le sole fattispecie criminose presenti indicate nelle direttive ivi richiamate e che siano rispettati i principi di equivalenza ed omogeneità rispetto alle sanzioni già previste per fattispecie simili, evitando un generalizzato e ingiustificato ricorso alle sanzioni del decreto legislativo 231 del 2001». Il parere votato dai deputati della commissione giustizia va poi oltre e indica alcuni casi in cui l'applicazione dello schema sanzionatorio del decreto provocherebbe conseguenze troppo pesanti come effetto di un'anticipazione eccessiva della soglia di rilevanza penale della condotta, estendendola a comportamenti preliminari rispetto al compimento di fatti dannosi. Tanto da mettere in evidenza un vero e proprio «effetto moltiplicatore delle sanzioni a carico delle imprese». È il caso, per esempio, delle norme del codice dell'ambiente sulla violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari oppure sul traffico illecito di rifiuti. Ma le richieste investono alcune alcuni dei nuovi reati che sarebbero introdotti nel nostro ordinamento: a non convincere è in particolare il caso del danneggiamento di habitat dove una formulazione della fattispecie abbastanza ampia, legata cioè alla significatività del danneggiamento, potrebbe aprire la strada a interpretazione troppo rigide. Di qui la richiesta al Governo di intervenire per correggere le storture e con una formulazione, quella delle condizioni e non delle semplici osservazioni, che ha particolare forza cogente. Tanto da fare prevedere che il ministero della Giustizia, prima dell'ultimo passaggio in consiglio dei ministri, potrebbe correggere il provvedimento.

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