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Sui mutui «sospesi» interessi azzerati ma rispunta lo spread

Il Collegio di coordinamento dell’Arbitro bancario finanziario (Abf) fissa alcuni punti fermi relativi alle ipotesi di sospensione de lle rate del mutuo per l’acquisto di prima casa e limita la possibilità per le banche di richiedere il pagamento di interessi ulteriori con riferimento al periodo in cui le rate sono sospese.
L’articolo 2, comma 475, della legge 244/2007 (la Finanziaria 2008), prevede che – per i contratti di mutuo per l’acquisto di immobili da adibire ad abitazione principale – il mutuatario può chiedere la sospensione del pagamento delle rate per non più di due volte e per un periodo massimo complessivo di 18 mesi.
A fronte della sospensione, il Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa (Dm 132/2010), rimborsa alle banche gli oneri finanziari pari alla quota in essi delle rate per le quali ha effetto la sospensione, corrispondente esclusivamente al parametro di riferimento del tasso di interesse applicato ai mutui e, pertanto, al netto della componente di maggiorazione (spread) sommata a tale parametro.
La circolare Abi del 27 ottobre 2010 prevedeva che la banca mutuante potesse addebitare al mutuatario la quota interessi maturata nel periodo di sospensione corrispondente alla differenza tra quanto di competenza della banca, stabilito contrattualmente, e quanto effettivamente rimborsato dal Fondo. Le modalità di rimborso dovevano essere però concordate tra le parti e preventivamente comunicate dalla banca al mutuatario.
Il Collegio arbitrale è stato investito di alcune controversie insorte a seguito dei reclami di clienti ai quali, dopo la sospensione, era stato richiesto il pagamento di interessi ulteriori.
Con la decisione 4136 del 20 maggio 2015, le “sezioni unite” dell’Abf affermano che le disposizioni legislative e regolamentari (non modificabili da una circolare dell’Abi), contengono un principio solidaristico chiaro in favore dei mutuatari: la sospensione non comporta oneri ed è quindi gratuita. Il rimborso da parte del Fondo determina l’integrale pagamento degli interessi relativi alle rate sospese, senza che residui alcun debito del mutuatario beneficiato. Questo rimborso comprende, tuttavia, solo il parametro di riferimento in base al quale è stato determinato il tasso contrattuale di interesse, ossia l’Euribor per quello variabile e l’Irs per quello fisso; si tratta cioè del costo che durante la sospensione la banca sostiene per procurarsi sul mercato interbancario la provvista di denaro goduta dal beneficiario.
Con la decisione 4123 (sempre del 20 maggio) il Collegio chiarisce anche che la banca può concordare, con un’ulteriore ed esplicita pattuizione, il rimborso dello spread a suo carico. Ma, senza un accordo o un’adesione del cliente, la banca non può richiederlo.
La decisione 4137 afferma invece che tali regole non si applicano alla moratoria dei mutui basati sugli accordi tra le associazioni dell’industria bancaria e le Associazioni di consumatori come il Piano famiglie, adottato dall’Abi il 18 novembre 2009, che prevede uno specifico metodo di calcolo degli interessi conseguenti alla sospensione delle rate.

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