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Sui mercati pesa di più il calo del Pmi

Più fatti che parole. La timida apertura della Germania verso una maggiore flessibilità nel patto di stabilità della Ue non ha scaldato i mercati che, piuttosto, si sono concentrati sui dati macroeconomici dell’Eurozona che accentuano la spaccatura tra la prima e la seconda economia dell’area. A giugno, infatti, le imprese di Eurolandia hanno tirato i freni, con l’attività in rallentamento per il secondo mese consecutivo. Il “Purchasing managers index” si è attestato a 52,8 punti, rispetto ai 53,5 di maggio, segnando il minimo da sei mesi, come riporta la società di ricerche Markit economics. La Germania ha mantenuto tassi di attività «robusti» mentre a subire una pesante battuta d’arresto è stata la Francia. Il Paese che molti osservatori da tempo definiscono come “il malato d’Europa” ha visto il relativo indice Pmi aggravare la tendenza recessiva a 48 punti, dai 49,3 di maggio. Questo ha contribuito a zavorrare il dato di tutta Eurolandia a livelli inferiori a quanto prevedevano gli analisti.
A ciò si aggiunge che dopo il “venerdì delle tre streghe” (scadenze tecniche di molti derivati) molti investitori si stanno riposizionando e quindi i mercati restano in una fase laterale. In questo clima, Piazza Affari ha chiuso con la maglia nera in Europa: il Ftse Mib ha ceduto l’1,33% contro il -0,6% medio dell’indice Eurostoxx 50. Sul listino milanese ha pesato anche l’effetto dividendi: sei società del paniere principale (Enel, Terna, A2A, Exor, Stm e Moncler) hanno distribuito la cedola: quotando ex-dividendo hanno di conseguenza pesato sull’andamento dell’indice per un -0,41%. Sotto i riflettori ancora Banca Mps, con il titolo che recupera nel finale e cede “solo” l’1,19% nel primo giorno di esercizio dei diritti relativi all’aumento di capitale da 5 miliardi. Mentre Bper, al primo giorno dell’aumento da 750 milioni, ha ceduto il 2,5%.
Debole Wall Street, ma per motivi opposti a quelli dei listini europei. Oltreoceano i dati macro sono positivi (l’indice Pmi della manifattura è balzato a giugno a 57,5 dai 56,4 di maggio, top degli ultimi quattro anni e mezzo e le vendite di case a maggio sono salite del 4,9%, oltre le attese). Di questo passo, se l’inflazione dovesse correre, la Fed potrebbe anche accelerare i tempi di ritiro degli stimoli monetari (tapering), il che potrebbe incidere sull’andamento delle asset class (Borse incluse) che finora hanno beneficiato più di altre degli effetti dell’allentamento monetario. Anche per questo il dollaro si è leggermente rafforzato, con l’euro che è sceso sotto quota 1,36 sul biglietto verde. Stabile (a 147 punti) lo spread BTp-Bund.

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