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Sui mercati finanziari iniziano a soffiare timidi venti di ripresa

L’evoluzione del fondo salva-stati e i tentativi di stabilizzazione della Grecia; lo scenario negli Stati Uniti nella stagione post-elettorale e la debolezza che caratterizza il mercato del lavoro; il responso proveniente dai mercati emergenti sul fronte della crescita e dell’inflazione. Sono tanti gli interrogativi aperti sui mercati, come dimostra l’andamento altalenante dei listini nelle ultime settimane, e verosimilmente non ci saranno risposte definitive entro fine anno. Per questo, e nella considerazione che l’investimento più prudente sia quello che guarda al medio-lungo periodo, abbiamo intervistato una serie di gestori per disegnare i possibili scenari del 2013, considerando le diverse asset class, aree geografiche e scadenze.

Il quadro che emerge vede prevalere un moderato ottimismo sul futuro dei mercati finanziari, uno scenario difficile da immaginare solo qualche settimana fa, prima dell’intervento della Bce in difesa della moneta unica. Anche se il Fondo monetario internazionale, nei giorni scorsi, ha ridotto le stime della crescita mondiale nel 2013 (3,3% contro il 3,6% precedente), la sensazione è che i mercati non riflettano ancora il miglioramento dello scenario macro. In testa alle preferenze degli addetti ai lavori intervistati c’è il comparto azionario, il più colpito dalla crisi degli ultimi anni, con il Vecchio Continente che questa volta appare più attraente degli stati non tanto per un miglioramento dei fondamentali, quanto per la sensazione che le quotazioni azionarie siano state penalizzate più del dovuto. Più difficile da decifrare la situazione sul fronte obbligazionario, con il rischio Italia che non fa più paura come qualche settimana fa, ma anche la sensazione che non è più possibile attendersi grandi performance. Da qui il dubbio se sia più conveniente continuare a puntare sulle emissioni sovrane in ottica difensiva o se non sia meglio puntare sui titoli azionari che offrono dividendi crescenti. Tende a migliorare, infine, la view sui mercati emergenti, a cominciare dalla Cina. Superata la fase di passaggio ai vertici del partito comunista cinese, il Dragone sembra candidato a recuperare almeno in parte le posizioni perse dai suoi listini negli ultimi due anni, grazie anche al passaggio da un modello di crescita prevalentemente basato sull’export al rafforzamento della componente legata ai consumi interni.

Lo scenario macro all’insegna dell’incertezza. «L’annuncio del presidente della Bce, Mario Draghi, di fare ”tutto il necessario” per preservare l’euro, si è concretizzato con la formalizzazione di un programma straordinario (denominato Outright monetary transactions, ndr) di acquisto dei titoli di stato dei paesi che, sotto pressione dalla speculazione finanziaria, ne faranno richiesta», ricorda Francesco Citta, dell’ufficio studi di Copernico Sim. «Queste misure, unitamente a quelle legate al fondo salva-stati, sono passi fondamentali verso una risoluzione della crisi stessa, ma non sono risolutivi: la strada verso il superamento delle attuali difficoltà è ancora lunga e potenzialmente insidiosa». Fatta questa lunga premessa, secondo l’esperto in un’ottica di lungo periodo «il mercato azionario sembra offrire potenzialità maggiori rispetto a quello obbligazionario, i cui rendimenti si sono ridotti in modo importante e non sembrano in grado di remunerare l’inflazione attesa». A trainare la ripresa ci dovrebbe essere ancora una volta la Germania, grazie al buon andamento del suo settore industriale, che ha una forte vocazione all’export. L’ultimo sondaggio dell’istituto Gfk, relativo alla fiducia dei consumatori tedeschi per il mese di ottobre, ha rilevato un aumento rispetto a settembre da 6,1 punti a 6,3 punti (contro i 5,9 attesi dagli analisti). Si tratta del livello più alto dall’ottobre del 2007.

Anche Paolo Federici, country head per l’Italia di Fidelity worldwide investment, si mostra tendenzialmente ottimista sull’equity: «L’introduzione di eccezionali misure di stimolo all’economia e ai mercati da parte delle principali banche centrali potrebbe favorire gli asset più dinamici, fra cui l’azionario, gli asset reali e i titoli legati all’inflazione», spiega. «Al contempo permangono motivi di incertezza: la crisi del debito europea sembra muovere nella giusta direzione, ma non è ancora stata superata, mentre negli Stati Uniti è stata immessa molta liquidità sui mercati, ma vi sono forti preoccupazioni in merito al fiscal cliff». Il riferimento è al rischio di precipizio fiscale dovuto alla scadenza in contemporanea fine anno di incentivi fiscali e interventi per la spesa pubblica per un ammontare di oltre 600 miliardi di dollari, che secondo gli analisti potrebbe pesare fino al 4% sul pil statunitense. Uno scenario capace di affossare non solo l’economia nazionale, ma quella di tutto il mondo e che potrà essere scongiurato solo attraverso decisioni tempestive da parte del parlamento a Stelle e strisce. Sta di fatto che questo scenario per Federici non crea le condizioni per un nuovo anno all’insegna di trend definiti («È prematuro attendersi che la fase di volatilità che ha caratterizzato il 2012 sia da considerarsi alle spalle»).

L’Europa può fare meglio degli Usa. Rispetto a qualche mese fa, è l’Europa a catalizzare il maggiore interesse degli investitori professionali, non tanto per le prospettive di ripresa a breve dell’economia, quanto per la sensazione che i corsi azionari siano ben più bassi dei fondamentali societari. «Negli Usa il mercato del lavoro continua a rappresentare un elemento di criticità, con il tasso di disoccupazione rimane elevato», precisa Citta. «Nel complesso, le condizioni dell’economia statunitense risultano poco brillanti, come evidenziato dall’andamento deludente, almeno rispetto alle aspettative degli analisti, delle trimestrali delle società quotate in Borsa». Un esempio per tutti è stato Apple, la società con la maggiore capitalizzazione a livello mondiale, reduce da anni di crescita impetuosa. Nel periodo luglio-settembre, la società della mela ha aumentato i ricavi del 27% (a 35,96 miliardi di dollari) e l’utile netto del 24% (a 8 miliardi), ma le vendite di iPad sono state inferiori alle previsioni (14 milioni contro 17), tanto da far raffreddare un po’ l’entusiasmo sul titolo.

Prudenza sugli emergenti. I mercati emergenti nelle ultime settimane si sono mostrati meno volatili dei mesi precedenti, ma per Wojciech Stanislawski, senior fund manager di Comgest Am, su questo terreno è meglio muoversi con prudenza: «Siamo in una fase di crescita più moderata rispetto agli scorsi anni, con riforme strutturali che affievoliscono la crescita economica oggi, ma potranno spingerla domani. Per questo è fondamentale la selezione: abbiamo rinforzato le posizioni solo in aziende il cui prezzo ci sembra interessante rispetto al potenziale. Un esempio è rappresentato da Natura Cosmeticos, leader nel terzo maggiore mercato per i cosmetici, il Brasile. Comunque, usiamo un approccio di valutazione rigoroso che ci porta a rinforzare le azioni in settori declassati: Tenaris, il secondo maggiore produttore di tubi senza saldatura al mondo, è un esempio in tal senso».

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