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Sui fondi Ue spunta la solidarietà Sud-Nord

La riprogrammazione dei fondi strutturali destinati all’Italia e una ampia flessibilità nelle regole di spesa sarà, per ora, la principale forma di aiuto che da Bruxelles arriverà all’Italia ed eventualmente agli altri Stati membri per affrontare l’emergenza dell’epidemia di Coronavirus. Con un importante elemento di solidarietà dalle regioni del Mezzogiorno verso quelle del Nord.

La giornata di ieri, oltre che dai contatti tra la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen e il premier Giuseppe Conte, è stata segnata da una serie di contatti tra Roma e Bruxelles per individuare tutto ciò che si può fare in questa fase con il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo sociale. Per ora non si parla del Feasr, il fondo per le aree rurali. «Ho parlato con il premier Conte – ha detto Ursula von der Leyen ai giornalisti – abbiamo discusso della situazione in Italia e di che tipo di sostegno aggiuntivo possiamo dare. Faremo una videoconferenza nei prossimi giorni per vedere che tipo di sostegno e che tipo di altre misure».

È utile ricordare, comunque, che per la sanità la Ue ha pochissime risorse e ancor meno poteri e strumenti giuridici per agire. Tuttavia, come è accaduto in occasione di altre emergenze (gli attentati terroristici ma anche crisi sanitarie) è possibile che gli Stati membri concedano qualcosa in più a Bruxelles riconoscendo la maggiore efficacia di un’azione congiunta.

Secondo quanto appreso dal Sole 24 Ore, la Commissione sta preparando una lettera destinata al ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, che oltre ad allargare le maglie sugli aiuti di stato, dovrebbe dare indicazioni sulla rimodulazione della spesa dei fondi Ue. Molti programmi, infatti, prevedono già la possibilità di spendere le risorse europee per sostenere le imprese in difficoltà, con strumenti di garanzia per garantire liquidità e con il finanziamento degli ammortizzatori sociali, come era accaduto dopo la crisi del 2011. I Pon Inclusione (cofinanziato dal Fondo sociale) e il Pon Imprese e competitività sono sicuramente tra questi.

Ma si sta ragionando anche sulla possibilità di utilizzare le risorse del Pon Ricerca e innovazione che tra gli ambiti di applicazione prevede anche la voce “salute”. Altre risorse potrebbero esser mobilitate dai programmi regionali, soprattutto per l’acquisto di attrezzature ospedaliere. Il nodo è che le risorse sono destinate in prevalenza alle regioni del Mezzogiorno, come è nella logica della politica di coesione, mentre in questo momento le necessità sono al Nord. Si sta ragionando,« ma bisognerà mettere d’accordo tanti soggetti», spiega una fonte coinvolta, sull’ipotesi di trasferire temporaneamente le risorse dove servono, immaginando meccanismi compensativi successivi che non privino nel medio termine le regioni del Sud di una fonte indispensabile per gli investimenti. Una cosa analoga era accaduta nella seconda metà degli anni ’90, quando le regioni del Mezzogiorno destinarono una quota dei fondi europei loro destinati alla ricostruzione delle zone terremotate di Umbria e Marche.

Ma quanti soldi si potranno realmente mobilitare, considerato c he siamo alla fine della programmazione e il 72% dei fondi risulta già impegnato? A spanne una decina di miliardi, tra fondi Ue e cofinanziamento nazionale. «Ma non è detto che non si possa fare di più, trasferendo sotto altri capitoli di spesa qualche impegno già preso». Bisognerà fare i conti per tutti i 50 programmi italiani.

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