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Sui contratti si attende la Cassazione

«Se le cose andranno, nella prassi, come la Midif II vorrebbe che andassero, un vantaggio importante sarà che il prodotto finanziario è pensato fin dall’origine per un cliente target con caratteristiche definite, e poi va negoziato con quel target soltanto. La politica push di prodotti finanziari è fuori gioco, dato che si vende solo a chi ha effettivamente bisogno o ha un interesse circostanziato e oggettivo a negoziare quel prodotto.

Da questo punto di vista si capisce subito che la Midif II ha un obbiettivo molto ambizioso, e tutti gli obbiettivi molto ambiziosi riescono solo raramente». Daniele Maffeis, ordinario di diritto privato a Brescia dove insegna anche Diritto dei contratti finanziari, avvocato specializzato in diritto bancario e finanziario, è critico sulla normativa.

Domanda. Per gli avvocati quali sono le principali incombenze?

Risposta. Studiarla, innanzitutto. È molto lunga e analitica. Ci sono norme che descrivono servizi nuovissimi e altamente tecnologici, per esempio la negoziazione algoritmica e le tecnica di negoziazione algoritmica ad alta frequenza. Ci vorranno anni per rielaborare criticamente una disciplina così tecnica in chiave squisitamente giuridica, e probabilmente quando avremo finito di rielaborare la Midif II, ci sarà già una normativa nuova. Come sempre, l’attenzione all’uno o all’altro aspetto dipenderà dalle questioni che formeranno oggetto del contenzioso.

D. Manca qualcosa che si poteva prevedere per una maggiore tutela dei risparmiatori?

R. Un aspetto cruciale e assente è la trasparenza del rischio, che è disciplinata dal diverso Regolamento 1286 del 2014 ma con significativi problemi di coordinamento. La trasparenza ex ante sulla qualità e la quantità del rischio è il toro che il legislatore della finanza continua a non prendere per le corna. In generale nella Midif II manca quello che manca sempre in queste normative, cioè l’identificazione precisa dei rimedi e delle possibili patologie, nullità o risarcimento del danno. In Italia gli operatori aspettano col fiato sospeso leSezioni Unite sulla forma dei contratti, e intanto la Midif II sostituisce la disposizione sulla forma dei contratti che ha dato origine al contrasto giurisprudenziale con una disposizione molto poco chiara, che non affronta la questione se i contratti debbano o meno essere firmati dalla banca, oltre che dal cliente. Il futuro del contenzioso dipende dalle Sezioni Unite, e il fatto che entri in vigore la Midif II, che pure reca una disposizione nuova sul punto, non incide. È sempre una normativa tecnica, scritta da tecnici, che dovrà essere interpretata da avvocati e applicata da giudici, i quali la ricondurranno alle categorie civilistiche che essi conoscono. Da questo punto di vista, nelle aule giudiziarie potrebbe cambiare relativamente poco.

Daniele Maffeis, Università di Brescia

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