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Sui BTp effetto Monti e shopping Bce

L'asta spagnola, definita «disastrosa» da un trader, ha travolto ieri mattina il già fragile spread dei titoli di Stato italiani contro Bund: il gap tra Italia e Germania subito dopo il collocamento dei Bonos a 10 anni – venduti a un soffio dal 7% (il 6,975%) – è tornato a quota 545. Poi però due eventi hanno riportato velocemente il rendimento dei BTp decennali sotto il 7%, stringendo il differenziale con i Bund: gli acquisti massicci della Banca centrale europea sul secondario e la presentazione del programma del nuovo Esecutivo da parte del premier Monti al Senato.

A domanda diretta, e cioè quale dei due avvenimenti (Bce-Monti) abbia inciso di più sullo spread tra BTp e Bund, le valutazioni dei traders sono state difformi. C'è chi si è detto convinto che la Bce abbia giocato un ruolo cruciale: senza la spinta degli acquisti di Eurotower, il discorso di intenti di Monti non avrebbe smosso lo spread più di tanto. C'è invece chi ha assegnato all'esordio del nuovo presidente del Consiglio un peso sostanziale sul buon andamento dei titoli di Stato italiani, che ieri hanno messo a segno una performance migliore e in controtendenza rispetto all'allargamento degli spread tra Spagna, Francia e Austria da un lato e Germania dall'altro lato.

La giornata di ieri per i BTp resta molto emblematica della posta in gioco e soprattutto delle dinamiche che muovono di questi tempi i prezzi, i rendimenti e gli spread. L'azione del Governo Monti non viene valutata in isolamento rispetto alla crisi del debito sovrano europeo ma, come lo stesso Monti ha detto, come una parte del problema di credibilità dell'apparato della moneta unica. L'Italia, viene ricordato oramai alla noia, è troppo grande per essere salvata e anche troppo grande per fallire. Ma al tempo stesso l'Italia è uno degli stati membri più importanti dell'Eurozona e non soltanto in termini di Pil: mentre il mercato si sta pericolosamente abituando all'idea di un'euro senza la Grecia, non è lontanamente concepibile che lo stesso possa accadere per l'Italia che vanta in circolazione nel mondo 1.600 miliardi di titoli di Stato.

Il ragionamento che fa il mercato a questo punto, assicurando comunque il buon esito di tutte le aste italiane che si sono svolte finora da quanto è iniziata la crisi greca, è un altro: l'Italia deve essere salvata e l'Italia non può fallire. Quindi qualsiasi intervento viene ricondotto a questo unico traguardo, nella speranza sia condiviso dai 17: il nuovo Governo italiano deve dimostrare che l'Italia è pronta a fare la sua parte, adottando le riforme strutturali per sostenere la crescita (liberalizzazioni, riforma del mercato del lavoro, semplificazioni, recupero della competitività) e ridurre lo stock del debito pubblico (riforma delle pensioni, nuova tassazione più equa, lotta all'evasione fiscale, dismissioni, privatizzazioni): tutti interventi attesi dai mercati e promessi ieri da Monti. Ma al tempo stesso l'Europa deve fare la sua parte: scongiurare l'espulsione degli Stati in difficoltà, rafforzare la vigilanza sulle politiche fiscali e l'andamento dei conti pubblici, promuovere la crescita.

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