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Sui Bonos il rischio Podemos

Così come era stato il primo a congratularsi con Alexis Tsipras dopo la vittoria elettorale del 25 gennaio, Pablo Iglesias non si è lasciato sfuggire l’occasione del successo del «no» al referendum greco per sostituire la propria foto dell’account di twitter con una nuova che lo ritrae abbracciato al leader greco. Piccoli segnali per ribadire la fratellanza di intenti tra Syriza e Podemos, il movimento altrettanto critico con l’Europa da lui guidato in Spagna. 
Piccoli segnali che non sfuggono però agli investitori, che da ormai qualche mese hanno messo nel mirino Madrid, ritenendola la principale indiziata a soffrire di quella sorta di «contagio politico» che potrebbe scaturire da una Grexit o anche di un successo di Tsipras nel raggiungere l’obiettivo della rinegoziazione del debito. Tutti sanno infatti che la Spagna andrà alle elezioni entro fine anno, e tutti hanno di fronte i sondaggi che per il momento danno Iglesias sulla stessa linea del Partito popolare di Mariano Rajoy e del Partito socialista di Pedro Gomez.
L’impatto su Bonos e Borsa
L’incertezza è l’elemento più di ogni altro in grado di mettere in guardia un investitore, a maggior ragione se si tratta di incertezza politica, e se vengono messi in questione i rapporti con l’Europa la faccenda si fa ancora più seria. Anche per questo si tendono a penalizzare le attività spagnole a scapito di altre: non è certo un caso se il rendimento dei titoli di Stato decennali iberici è da qualche settimana appaiato a quello dei BTp italiani (2,28% contro 2,29%), quando a fine dicembre – cioè nel momento i cui sono state indette le elezioni greche – viaggiava tra i 30 e i 40 centesimi sotto.
E se sul mercato del reddito fisso c’è la Banca centrale europea a impedire in parte la deriva con i riacquisti dettati dal quantitative easing, quando si parla di listini azionari non ci sono paracadute del genere. Tanto è vero che, nonostante le svendite di questi ultimi giorni, il Ftse Mib di Piazza Affari conserva ancora un guadagno del 10% rispetto a inizio anno, mentre l’Ibex 35 di Madrid negli ultimi 2 mesi si è ormai rimangiato ogni progresso.
«Oltre quattro anni di stabilità politica hanno permesso a Madrid di portare avanti i cambiamenti strutturali, uscire dalla crisi e dare un colpo d’acceleratore all’economia, ora però i sondaggi suggeriscono che dal prossimo appuntamento elettorale di novembre uscirà un parlamento ben più frammentato», conferma Daniele Antonucci, l’economista che segue il Sud Europa per Morgan Stanley, che tiene bene a mente anche l’impasse creatosi dopo le elezioni regionali dello scorso maggio.
Non solo Podemos
La potenziale instabilità politica spagnola non è però l’unico elemento che spinge gli investitori internazionali a preferirle il nostro Paese: c’è di mezzo anche una questione di stadi differenti del ciclo economico. «La Spagna è in una fase di maturità, con una ripresa ormai consolidata che ha raggiunto la velocità di crociera e che il mercato ha già prezzato, l’Italia è invece in piena accelerazione e potrebbe riservare sorprese positive: noi prevediamo che nel 2016 la crescita possa arrivare all’1,7% contro l’1% delle stime medie degli altri analisti», rileva ancora Antonucci.
Più in generale, ricorda ancora l’economista di Morgan Stanley, la Spagna come la Gran Bretagna ha reagito a uno shock, quale lo scoppio di una bolla immobiliare, con una cura altrettanto incisiva che ha portato banche, imprese e famiglie a reagire riducendo da una parte gli impieghi, dall’altra spese e investimenti: una «cura da cavallo» che ha dato frutti in modo rapido in entrambi i casi. E che ha inaugurato una lunga «luna di miele» fra gli investitori e la Spagna, che ora rischia però di incrinarsi anche a causa del «contagio» greco e dell’avanzata di Podemos.

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