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Sugli studi di settore tutti in riga

di Andrea Bongi  

L'omessa presentazione del modello studi di settore costituisce circostanza aggravante dell'infedele dichiarazione. Aggravante che non si renderà però applicabile in presenza di scostamenti fra il dichiarato e quanto stimato dagli studi, non superiori al 10%. La mancata presentazione del modello dati per gli studi di settore, anche a seguito di specifico invito da parte dell'agenzie delle entrate, farà dunque lievitare del 50% le sanzioni per infedele dichiarazione a carico del contribuente.

Tale aggravante si renderà applicabile in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di imposta regionale sulle attività produttive.

La maggiorazione delle sanzioni scatterà solo se la rettifica operata sulla base della corretta applicazione degli studi di settore supererà di almeno il 10% il reddito o i volumi d'affari e della produzione dichiarati dal contribuente (c.d. franchigia da accertamento da studi di settore).

È questa la principale novità in materia di razionalizzazione del regime sanzionatorio applicabile alle violazioni in materia di studi di settore contenuta nella manovra correttiva.

Restano confermate tutte le altre misure sanzionatorie e le particolari fattispecie aggravanti già contenute nelle prime versioni della manovra correttiva (si veda ItaliaOggi del 30/6/2011).

La manovra dell'esecutivo sugli studi di settore è dunque ora chiara ed esplicita. Da un lato attraverso la legge delega si propone, in un'ottica di semplificazione fiscale, la revisione degli studi di settore. Dall'altro, attraverso il decreto legge correttivo si inaspriscono, e di molto, le sanzioni per chi omette, altera o si autoesclude dall'applicazione degli studi di settore. Si tratta di due linee di azione che per certi versi sembrano contraddirsi anche perché molto spesso gli errori compiuti nella compilazione dei modelli dati rilevanti per gli studi di settore sono dettati proprio dalla complessità e della quantità di richieste in essi formulate.

Ma torniamo all'inasprimento delle sanzioni per omessa presentazione del modello dati.

Con disposizione pressoché analoga, alle lettere e), f) e g) del comma 28 dell'articolo 23 del decreto legge contente la manovra correttiva, si prevede testualmente che la misura della sanzione minima e massima applicabile nelle ipotesi di infedele dichiarazione dei redditi, dell'Iva o dell'Irap, sia elevata del 50% nell'ipotesi di omessa presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore. L'inasprimento della sanzione nella misura sopra ricordata scatterà nell'ipotesi in cui tale adempimento sia dovuto ed il contribuente non abbia provveduto alla presentazione del modello in allegato alla dichiarazione oppure a in caso di omissione a seguito di espresso invito alla presentazione da parte dell'agenzia delle entrate. Invito che potrebbe essere indirizzato al contribuente nella fase di avvio di un contraddittorio preventivo da studi di settore.

La maggiorazione delle sanzioni nella misura del 50% non si renderà però applicabile qualora le rettifiche operate al reddito dichiarato, al volume d'affari o al valore della produzione sulla base della corretta applicazione degli studi di settore non superi il 10% di quanto dichiarato dal contribuente. In pratica la maxi-sanzione resterà al palo qualora l'accertamento da studi di settore non superi le c.d. franchigie da accertamento riconoscendosi così una attenuante in ipotesi di scostamenti limitati fino al massimo del 10% rispetto a quanto dichiarato.

Per il resto il comma 28 dell'articolo 23 della manovra correttiva conferma il vero e proprio giro di vite operato nei confronti dei contribuenti che omettono o indicano in maniera infedele i dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli studi di settore oppure indicano cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi non veritiere. Si tratta di fattispecie che potranno dar luogo ad una rettifica induttiva del reddito determinato dal contribuente sulla base delle scritture contabili grazie all'inclusione delle stesse fra le ipotesi espressamente disciplinate dall'articolo 39 del dpr n. 600/73.

Confermata anche l'abolizione parziale della disposizione contenuta nel comma 4-bis dell'articolo 10 della legge n. 146/98. Grazie ad essa gli uffici non dovranno più giustificare le motivazioni che li hanno indotti a disattendere le risultanze degli studi di settore e procedere egualmente all'accertamento in rettifica della dichiarazione presentata dal contribuente.

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