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Sugli standard di sostenibilità Europa in gara con lo Iasb

È partita la corsa per la definizione dei principi di sostenibilità, l’acronimo è Esg e comprende gli aspetti relativi all’ambiente al sociale fino alla governance: l’obiettivo è che queste informazioni nei bilanci delle imprese “completino” quelle contabili e finanziarie.

In Europa da qualche anno è in vigore la direttiva 2014/95 che ha imposto alle società di maggiori dimensioni di dare informazioni non finanziarie. Ora, con la verifica e il tagliando sul funzionamento della direttiva, l’Efrag – l’organismo di consultazione della Commissione europea sui principi contabili – si prepara a elaborare dei veri e propri standard in tema di sostenibilità.

Per l’Efrag sarebbe il debutto nella standardizzazione; per questo lavoro sono già state elaborate 54 raccomandazioni o linee guida.

Nel frattempo, però, è sceso in campo lo Iasb, che è il regolatore globale, che ha annunciato la sua iniziativa in questo campo.

Tra i due organismi la corsa – anche se le dichiarazioni assicurano collaborazione – non è detto che proceda lungo le stesse direttrici, visto che un piano di coordinamento non è, almeno per il momento, all’orizzonte. «In Europa – commenta Massimo Tezzon, segretario generale dell’Organismo italiano di contabilità (Oic) – la sensibilità politica verso i temi della sostenibilità è molto alta, tanto che nelle prossime settimane si dovrebbe arrivare a modificare la direttiva 2014/95, ampliando il campo delle imprese obbligate alle informazioni non finanziarie».

La partita delle informazioni sulla sostenibilità e la loro standardizzazione ha forti risvolti economici e finanziari: al di là degli oneri “ amministrativi” per le imprese, la mancata comparabilità dei bilanci, anche per questi aspetti, potrebbe avere effetti, pure distorsivi, nelle scelte degli investitori.

Tra i due organismi scopi e tempi, come rileva Tezzon, non sono coincidenti. «Lo Iasb, con il nuovo Sustainability board, ha dichiarato che si occuperà per prima cosa di clima. Inoltre, l’impostazione sarà più attenta agli investitori globali. L’Efrag è un po’ più avanti e prevede di emanare i primi principi core a metà 2022, abbracciando dall’ambiente al sociale alla governance, indirizzandosi anche agli stakeholder, cioè i lavoratori, i consumatori, le comunità locali».

Comune, però , è l’intento di integrare in prospettiva le informazioni non finanziarie nei bilanci delle imprese, in modo che non si sia obbligati a ricercare i dati in più documenti e che il compito dell’interprete sia semplificato. «Anche perché – spiega Tezzon – le informazioni sono interconnesse: se il rischio ambientale è possibile può rimanere oggetto di un’informativa non finanziaria, se è probabile si può giungere a specifici accantonamenti in bilancio».

Chi vincerà la sfida fra Efrag e Iasb? Intanto, quest’ultimo ha incassato il placet dello Iosco, l’organismo delle Consob globali.

In una situazione dalle tante variabili – commenta Tezzon – c’è chi, con un pizzico di ambizione, sostiene che l’Europa debba diventare un punto di riferimento in questi standard , chi invece ipotizza principi base globali da implementare su base regionale.

L’Oic – affema Tezzon – non si è pronunciato sulla preferibilità dei due progetti. «L’importante – sostiene – è vivere il processo dall’interno». La standardizzazione, e non è solo un problema tecnico non deve comportare oneri eccessivi e sproporzionati e riflessi negativi per le imprese europee.

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