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Sugli Npl passi in avanti dell’Italia

Un riconoscimento esplicito dei progressi effettuati nel processo di riduzione delle sofferenze bancarie, ma anche un invito a proseguire sulla strada intrapresa moltiplicando gli sforzi. Il rapporto tecnico della Commissione europea sulla situazione dei crediti deteriorati preparato per l’Ecofin e pubblicato ieri – il cui contenuto era stato anticipato due giorni fa da Il Sole 24 Ore – cita il nostro Paese fra i più virtuosi nell’affrontare al questione dei non-performing loans (Npl) nel corso dell’ultimo anno: protagonista di una «accelerazione inattesa» che ha fornito risultati «molto incoraggianti».
Significativo il fatto che i passi avanti (-24,6% per l’ammontare totale dei crediti deteriorati, scesi nel giugno 2017 al 12,2% degli impieghi dal 16,2% di un anno prima) oltre a essere stati sottolineati nel rapporto siano stati portati a esempio dallo stesso Valdis Dombrovskis. Il vicepresidente della Commissione ha infatti riconosciuto come la nostre banche abbiano «ridotto di un quarto la propria quota di Npl» prima di ricordare che, pur ispirando molti titoli sui giornali, l’Italia non è il Paese europeo con i problemi maggiori sulle sofferenze, ma arriva quarto dopo Grecia, Portogallo e Cipro.
Le parole di approvazione finiscono però qui, e lo stesso Dombrovskis ha ammesso che nonostante i «progressi significativi» la questione «non è risolta» ed è anche per questo motivo che la Commissione ha redatto il rapporto e pensa a «ulteriori misure per il futuro». I dati parlano del resto chiaro: nello stesso periodo all’interno della Ue il rapporto fra Npl e crediti lordi è passato in media dal 5,6% al 4,6% e resta ancora su livelli inavvicinabili per gli istituti italiani, che tuttavia «hanno continuato a migliorare la capacità di gestione degli arretrati e alcune di essi stanno tuttora considerando la gestione interna degli Npl come priorità principale».
E se è vero che le cessioni di pacchetti di crediti in sofferenza hanno registrato un’accelerazione nell’ultimo anno che è destinata a proseguire anche nei primi mesi del 2018 (Fitch Ratings prevede operazioni per complessivi 45 miliardi di euro nel primo semestre, comprendendo però anche i 26 miliardi della cartolarizzazione Mps), la Commissione sottolinea anche come il mercato secondario degli Npl sia tutt’ora lontano dall’essere considerato efficiente: «Ci sono ancora pochi investitori che vogliono o sono in grado di acquistare crediti deteriorati», si legge tra le pagine del rapporto.
Il problema, in questo caso, è legato in primo luogo alla differenza fra prezzo di offerta e valore nominale delle attività deteriorate, che nel nostro Paese «si aggira tuttora attorno al 15-20% principalmente a causa dei dati disponibili non ottimali per alcuni portafogli e dei tempi ancora troppo lunghi necessari al recupero del collaterale». Ma anche alla scarsità di società che materialmente gestiscono poi i crediti acquisiti (in genere operatori indipendenti, definiti loan servicer), la cui mancanza «scoraggia gli investitori in non-performing loans dall’entrare nel mercato». Anche per tale motivo fra le misure che la Commissione presenterà, presumibilmente a marzo, per facilitare lo smaltimento delle partite deteriorate troverà spazio anche un documento di orientamento sul modo in cui dovranno essere create simili società di gestione degli Npl.
Non c’è dubbio però che l’attenzione sul «pacchetto banche» in arrivo sarà tutta puntata sulla proposta relativa alla copertura da inserire obbligatoriamente in bilancio per fronteggiare eventuali perdite legate a prestiti inesigibili. Su questo tema, pur non pronunciandosi nel merito e ammettendo che «la scelta della data è ancora in discussione», Dombrovskis ha confermato che «la copertura obbligatoria non riguarderà gli stock di crediti in sofferenza esistenti» e che «non c’è ragione di ritenere che si applicherà ai prestiti esistenti», dal momento che si tratta di uno strumento che intende «cambiare il comportamento delle banche in futuro». Bce e Commissione continuano quindi a viaggiare su binari differenti, come si legge nell’articolo a fianco e come si è visto nel faccia a faccia di due giorni fa fra la presidente del Supervisory Board del Ssm, Danièle Nouy, e i vertici del sistema finanziario italiano.

Maximilian Cellino

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