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Sugli integrativi «sanatoria» a ostacoli

Il «salva-Roma» ter, che ora attende il via libera del Senato, prevede all’articolo 4 la tanto discussa “sanatoria” sui contratti integrativi di Regioni ed enti locali. Fermo restando l’obbligo di recupero delle somme previsto dai commi 1 e 2 (si veda l’articolo a fianco), non si applica la nullità prevista dall’articolo 40, comma 3-quinquies del Dlgs 165/01 per gli atti di costituzione e di utilizzo dei fondi, comunque costituiti, adottati prima del 31 dicembre 2012, cioè dei termini di adeguamento previsti dall’articolo 65 del Dlgs 150/2009, a condizione che siano in regola con il patto di stabilità, con i vincoli in materia di spese e assunzione di personale (in primis l’articolo 1, comma 557 della legge 296/06) e con il blocco di contratti e stipendi (articolo 9, commi 1, 2-bis, 21 e 28 del Dl 78/2010). Occorre inoltre che gli sforamenti non abbiano comportato il riconoscimento giudiziale della responsabilità erariale.
Resta fermo che, anche in questi casi, le Pubbliche amministrazioni, attraverso un piano di rientro, debbano recuperare sulle risorse degli anni successivi, gli eventuali sforamenti in fase di costituzione dei fondi degli anni precedenti, eliminando le risorse in eccesso e riportando i fondi stessi in linea con le regole di costituzione dettate dai contratti nazionali (articolo 15 del contratto del 1° aprile 1999, articoli 31 e 32 del contratto del 22 gennaio 2004 e articolo 4 del contratto del 31 luglio 2009). La sanatoria della nullità degli atti e delle clausole irregolari elimina l’obbligo di recupero degli indebiti emolumenti a carico dei singoli dipendenti percettori in buona fede.
I casi in cui la sanatoria può trovare applicazione, comunque, sembrano piuttosto limitati. La lunga lista di vincoli da rispettare per essere “in regola”, fa sì che questa potrà applicarsi solo nei casi in cui l’ente, pur rispettando tutti i vincoli finanziari posti dalla legislazione, abbia violato le norme dei contratti nazionali in materia di costituzione dei fondi o abbia erogato indennità in modo difforme da quanto previsto sempre a livello nazionale.
Resta aperta la questione delle responsabilità individuali. Un atto “non nullo”, difatti, può essere sempre antieconomico per il bilancio di un ente e quindi foriero di responsabilità erariale. Sul punto spetterà alla Corte dei conti l’ultima parola.
Altro problema posto dall’attuale testo della norma è rappresentato dalla definizione della platea dei destinatari. Si parla, difatti, solo di Regioni ed enti locali, senza richiamare tutte le altre Pubbliche amministrazioni che possono trovarsi in situazioni analoghe in tema di fondi. L’esclusione delle altre Pubbliche amministrazioni da questo meccanismo appare non ragionevole e pone seri dubbi di legittimità costituzionale.
In sintesi, per gli enti aventi i requisiti previsti, la “sanatoria” esclude i recuperi individuali delle erogazioni indebite, obbliga comunque al recupero sui fondi qualora vi siano stati sforamenti in fase di costituzione, ma lascia aperta la questione delle responsabilità individuali di coloro che hanno sottoscritto i contratti e adottato i provvedimenti.

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