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Sugli errori lievi il giudizio degli uffici

Il versamento insufficiente o il ritardo di pochi giorni nel pagamento non preclude la pace col fisco. Gli uffici devono tollerare piccoli errori e ritardi nei pagamenti, quando è evidente la volontà del contribuente di usare le definizioni agevolate: ravvedimento, mediazione, accertamento per acquiescenza o con adesione o conciliazione. Ci si può anche avvalere del ravvedimento spontaneo. La sanzione del 30% sarà applicata solo sulla parte di versamento non effettuata. Non sarà più applicata la sanzione del 30% sul totale degli importi versati entro 30 giorni dalla scadenza, con lo 0,40% in più.
Sono regole dettate dall’agenzia delle Entrate, con la circolare 27/E (si veda «Il Sole 24 Ore» del 3 agosto), che intende salvare gli istituti deflativi del contenzioso attivati dal contribuente anche se i versamenti sono in ritardo di qualche giorno o insufficienti ma con differenze di pochi euro. Il perfezionamento della definizione sarà subordinato all’integrazione della somma dovuta.
Nei casi di versamenti insufficienti, in attesa di adeguare le procedure informatiche, gli uffici dovranno applicare i nuovi criteri agli esiti dei controlli automatizzati. Per le sanzioni già irrogate con provvedimento definitivo e pagate non si può chiedere la restituzione. Valgono le indicazioni fornite in merito al principio di legalità (favor rei).
L’Agenzia considera tollerabile il versamento insufficiente, a condizione che la differenza tra quanto dovuto e quanto pagato sia di entità lieve, tale da non configurare un atteggiamento incompatibile con la volontà di definizione amichevole, fermo restando che, a richiesta dell’ufficio, il contribuente dovrà procedere all’integrazione della differenza. Per differenza «di lieve entità», non è stato indicato alcun importo, ma è di tutta evidenza che questa differenza va considerata in relazione all’importo dovuto. Ad esempio, se un contribuente deve eseguire un versamento di 10mila euro, ma ne versa 4mila euro, la differenza di 6mila euro non può essere considerata di lieve entità. Nel caso, invece, di un contribuente che, per un errore materiale o di calcolo, deve versare 176mila euro, ma ne versa 170mila, l’errore commesso può essere considerato di lieve entità, e l’ufficio, anche nel rispetto delle indicazioni fornite dall’agenzia delle Entrate, con la circolare 65/E del 28 giugno 2001, può valutare il permanere o meno del concreto ed attuale interesse pubblico di perfezionamento della definizione amichevole, salvaguardando i comportamenti del contribuente che intende usare correttamente gli istituti deflativi del contenzioso. In questi casi, basta che il contribuente paghi la differenza a richiesta dell’ufficio.
Gli stessi princìpi enunciati nella circolare 27/E del 2 agosto e nella circolare 65/E del 28 giugno 2001 possono essere applicati dagli uffici nei casi di pagamento frazionato delle comunicazioni di irregolarità, cosiddetti avvisi bonari. In questo modo, si eviterebbe, per il ritardo nei pagamenti o un insufficiente versamento, l’iscrizione a ruolo del residuo importo, con le sanzioni intere del 30 per cento. Basti pensare ad un contribuente che a fronte di 200mila euro di debito, con le sanzioni del 10%, pari a 20mila euro, e gli interessi per 5mila euro, paga la prima rata dell’avviso bonario, il cui debito è stato frazionato in 20 rate, con un ritardo di 10 giorni. In questo caso, per il sistema del fisco, la rateazione non è più valida, e l’ufficio iscrive a ruolo tutti gli importi ancora dovuti, con la sanzione intera del 30% sui 200mila euro, cioè con 40mila euro in più, nonostante il contribuente, con il suo comportamento, avesse manifestato la volontà di pagare l’avviso bonario. Il paradosso è che, in questi casi, il contribuente, pur continuando a pagare in modo rateale l’avviso bonario, è costretto ad aprire un contenzioso con l’ufficio, per contestare l’iscrizione a ruolo, magari perché non ha i soldi per pagare l’intero importo in unica soluzione. Esattamente il contrario di quanto vuole l’agenzia delle Entrate, che intende incassare i soldi ed evitare liti inutili con il contribuente.

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