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Sugli acconti la variabile del ricalcolo

L’Erario attende 80,4 miliardi, ma molte imprese potrebbero scegliere il previsionale
Per le casse pubbliche, la partita delle entrate di fine anno si deciderà nei prossimi 40 giorni. Poco più di un mese in cui cittadini e imprese saranno chiamati a versare gli acconti delle imposte dirette, i tributi immobiliari e l’Iva, per un totale che si può stimare in 80,4 miliardi, solo conteggiando i tributi principali (si veda il grafico a fianco). Ma quest’anno c’è una variabile in più, il cui impatto potrà essere misurato solo a consuntivo: la possibilità per tante imprese di ricalcolare gli importi dovuti sfruttando le modifiche normative intervenute nei mesi scorsi.
A cominciare dalle agevolazioni. È il caso del patent box per marchi, brevetti e know how, il cui debutto ha richiesto più di rodaggio del previsto. La conseguenza è che resta ancora aperta la maggior parte dei ruling (gli accordi con l’agenzia delle Entrate sull’accesso al bonus). Chi ipotizza di arrivare al traguardo entro il 30 settembre del 2017 potrebbe trovarsi a sfruttare nel prossimo modello Unico la deduzione relativa sia all’anno d’imposta 2015 sia al 2016 con una riduzione significativa di imponibile e di imposta da versare. E quindi potrebbe già tenerne conto in sede di ricalcolo degli acconti.
Lo stesso vale per l’Ace, l’incentivo alla ricapitalizzazione. Prima della significativa cura dimagrante imposta a partire dal 2017 da parte del Ddl di bilancio ora all’esame Camera, il bonus tocca, infatti, il suo picco più alto con il coefficiente al 4,75 per cento. L’aumento rispetto al 4,5% dell’anno scorso, pertanto, potrà essere considerato per ridurre le imposte da versare in acconto entro fine mese.
Discorso analogo per le imprese che hanno aderito all’assegnazione agevolata dei beni . Un impatto positivo in termini di alleggerimento del tax rate può derivare ad esempio dal fatto che la società non incasserà più canoni dai propri soci, con relativa riduzione del reddito. Né si possono sottovalutare in chiave versamenti gli effetti collaterali prodotti dalle nuove regole sui bilanci in vigore da quest’anno.
Incognita-ricalcolo a parte, ci sono altre variabili che influiranno sugli acconti e che possono essere stimate analizzando il trend dei versamenti nei primi nove mesi dell’anno.
L’esclusione del costo del lavoro dalla base di calcolo dell’Irap dovrebbe ridurre da 9,4 a 6,2 miliardi i pagamenti del settore privato attesi per il prossimo 30 novembre. Un andamento calante al quale si allineerà – per ragioni diverse – anche la Tasi: il saldo del 16 dicembre dovrebbe ridursi a poco più 600 milioni (contro gli oltre 2 miliardi dell’anno scorso) in virtù dell’esenzione della prima casa. In leggero calo anche l’Imu, grazie al blocco degli aumenti comunali e alle agevolazioni introdotte con la legge di Stabilità per il 2016 (esenzione dei terreni agricoli, sconti sugli affitti a canone concordato e sui comodati).
È destinato ad aumentare, invece, il gettito della cedolare secca sugli affitti, ormai utilizzata da più di tre proprietari di case locate su quattro (si veda Il Sole 24 Ore dell’11 luglio scorso). Così come cresceranno – rispetto al 2015 – i versamenti dell’Iva. E questo per l’effetto, da un lato, della crescita del Pil (+0,8% l’incremento 2016 già acquisito a settembre) e, dall’altro, dello split payment (meccanismo che assicura l’incasso dell’Iva dovuta dai fornitori della Pa). Un obiettivo, quello di blindare il gettito dell’Iva , cui tendono anche le comunicazioni trimestrali delle liquidazioni, previste dal decreto fiscale (Dl 193/2016) ora atteso all’ok del Senato.

Cristiano Dell’Oste
Giovanni Parente

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