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Successo per il debutto in asta dell’Esm

Il nuovo fondo salva-Stati, l’European Stabilility Mechanism (Esm), ha fatto il suo ingresso sul mercato. Ed è stato un ingresso trionfale: ieri mattina ha emesso il suo primo bond trimestrale, tramite un’asta, e ha attirato dagli investitori una domanda 3,2 volte superiore agli 1,93 miliardi di euro offerti. Il titolo obbligazionario è stato emesso con rendimenti sotto zero (-0,0324%): chi l’ha comprato, incasserà alla scadenza meno soldi di quanti ne abbia investiti. Insomma: i tanti investitori che hanno comprato i bond del fondo Esm in asta, sanno già di perdere soldi. Quasi quanto perdono coloro che comprano titoli di Stato tedeschi di uguale durata, che ieri rendevano lo 0,047% sotto zero. Eppure la domanda è stata elevata per i titoli dell’Esm: in totale gli ordini d’acquisto sono arrivati a 6,2 miliardi di euro, anche se di questi 3,1 miliardi avevano proposte di prezzo non competitive.
Questo, nel giorno in cui l’Irlanda è riuscita ad emettere un bond da 2,5 miliardi raccogliendo una domanda da 7 miliardi, nel giorno in cui la Grecia è tornata sul mercato con successo, nel giorno in cui molte aziende e banche italiane e spagnole hanno emesso bond, dimostra la rinnovata fiducia che gli investitori ripongono sull’Europa. Fiducia che ieri si è vista poco in Borsa: i listini europei hanno chiuso poco sopra o poco sotto la parità (Milano +0,33%, Madrid +0,40%, Francoforte -0,48%, Parigi +0,03%, Londra -0,18%), indeboliti dalla seduta negativa di Wall Street. Fiducia, però, che si è vista sui mercati obbligazionari: ieri non solo sono state concluse molteplici emissioni di bond, anche da Paesi e aziende che fino a qualche mese fa faticavano ad andare sui mercati, ma lo spread tra BTp e Bund è sceso leggermente dai 283 punti base di lunedì ai 279 di ieri.
Il giorno delle emissioni
L’operazione più significativa ieri è stata quella del fondo Esm. Non tanto per l’importo (1,9 miliardi) o per la durata del bond (tre mesi), quanto perché si tratta del battesimo sui mercati del nuovo fondo salva-Stati: d’ora in avanti, ogni martedì, l’Esm emetterà obbligazioni a breve termine tramite un’asta. Il nuovo fondo si va dunque ad affiancare al vecchio (Efsf), prima di sostituirlo: già queste prime emissioni di titoli a breve termine vanno a sostituire quelle analoghe del fondo Efsf, che d’ora in avanti emetterà solo titoli a medio-lungo termine solo per mantenere in vita i programmi di salvataggio già accordati a Irlanda, Grecia e Portogallo. Poi, nella seconda metà dell’anno, anche l’Esm inizierà ad emettere bond a medio-lungo.
L’Europa muove così un ulteriore passo verso l’implementazione dei meccanismi di salvataggio, che sono tutti centrati sul fondo Esm. Per attivare lo scudo anti-spread della Bce, cioè gli acquisti di titoli di Stato da parte di Francoforte, uno Stato in crisi deve infatti accedere a un piano di salvataggio dell’Esm. Sempre l’Esm è il veicolo usato per ricapitalizzare le banche: già è stato usato per quelle spagnole. Il fatto che il nuovo fondo sia approdato sul mercato, attirando una forte domanda e anche un sostegno da parte del Giappone (si veda articolo sotto), significa dunque che il “fulcro” dei nuovi meccanismi di salvataggio europei è ormai completamente operativo. A regime, il fondo avrà una potenza di fuoco di 500 miliardi di euro per salvare banche e Stati, che si sommano ai 200 del fondo Efsf: si tratta di 700 miliardi (in parte già utilizzati, però) che tranquillizzano un po’ il mercato. Soprattutto perché affiancati alla potenza di fuoco (per gli Stati che ne faranno richiesta) della Bce.
Le Borse attendono Alcoa
Le Borse europee, però, hanno chiuso contrastate. Il motivo va cercato oltreoceano: ieri notte, quando i mercati erano ormai chiusi, Alcoa ha avviato la stagione dei bilanci statunitensi. Gli analisti si aspettano che gli utili delle aziende quotate a Wall Street crescano mediamente del 2,9% nel quarto trimestre dell’anno. Incremento però concentrato sulle banche: escludendo i gruppi finanziari, infatti, le attese indicano una crescita degli utili aziendali Usa di un più modesto 0,5%. Queste attese hanno tenuto ieri Wall Street debole per tutta la giornata, e di conseguenza hanno frenato le Borse europee. In lieve calo, invece, lo spread tra BTp e Bund: movimento che dimostra come, nonostante l’ingente offerta di nuovi bond arrivata ieri, il mercato resti tonico sul debito pubblico italiano.

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