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Successo all’asta BoT: tasso all’1,2%

di Luca Davi

Il Tesoro italiano riesce a raffreddare ulteriormente i costi di finanziamento sul breve termine, ancorandoli così ben al di sotto dei livelli pre-crisi. Ieri l'Italia ha collocato titoli per oltre 12 miliardi di euro con tassi ai minimi da oltre un anno. Nel dettaglio, sono stati emessi Bot a sei mesi per 8,75 miliardi a fronte di una richiesta per 11,871 miliardi, con un rapporto tra domanda e offerta a 1,357 dal precedente 1,346. In frenata il rendimento medio lordo, atterrato all'1,202%, in calo di 0,767 punti rispetto all'asta precedente (1,969%) datata 27 gennaio. Per ritrovare un rendimento più basso bisogna risalire al settembre del 2010, ben prima quindi che la crisi del debito italiano – scoppiata nell'estate del 2011 – si manifestasse in tutta la sua gravità. Solo lo scorso novembre, i tassi a sei mesi erano pari al 6,5%.
A mostrarsi positiva è stata anche l'asta di BoT flessibili con durata di 295 giorni: a fronte di richieste per 7,67 miliardi sono stati piazzati 3,5 miliardi di euro, con un rendimento medio lordo che si è attestato all'1,29 per cento. Il rapporto di copertura si è attestato a 2,191.
Secondo gli analisti, le aste di ieri sono la riprova del pieno ritorno di fiducia degli investitori soprattutto sulla parte più vicina della curva dei rendimenti. «Le aste sono andate molto bene e rispecchiano il miglioramento dell'umore di mercato sui titoli italiani», spiega uno strategist. Il risultato appare incoraggiante, sebbene non eccezionale, anche sul fronte del rapporto di copertura alla luce del taglio finito in asta. «Il rapporto tra domanda e offerta è buono in relazione alle quantità emesse – spiega Alessandro Giansanti, strategist di Ing – e l'emissione è superiore ai titoli in scadenza, per un'offerta netta di circa 4 miliardi».
L'assottigliamento dei tassi italiani sulle scadenze più vicine è frutto comunque di un mix di motivazioni. La prima è l'operazione di messa in sicurezza dei conti italiani operata dal Governo. Una mossa che ha progressivamente allontanato il rischio di un default dello Stato italiano, diventato improvvisamente più incombente tra agosto e novembre, i mesi più drammatici della crisi del debito italiano. La seconda motivazione è legata invece al varo delle politiche di fiscal compact a livello europeo e all'approvazione del secondo pacchetto di aiuti per la Grecia, decisivo per evitare il default incontrollato di Atene. La terza, importante, ragione è invece riconducibile al maxi-finanziamento a 3 anni della Bce dello scorso dicembre, il cosiddetto Ltro: con quell'operazione, il mercato interbancario è stato inondato di liquidità e il sistema ha ritrovato fiducia. Non solo: gli istituti hanno potuto prendere in prestito denaro all'1% per investirlo in titoli di Stato, i cui rendimenti erano superiori anche di 3-400 punti base, lucrando così sulla differenza. Nel corso delle ultime settimane gli acquisti hanno guadagnato nuovo vigore anche in vista della prossima asta Bce, prevista per domani: le obbligazioni governative saranno utilizzate come collaterale per raccogliere denaro fresco dall'Eurotower. Più titoli si forniscono, insomma, più cash si ottiene.
Per tutte queste ragioni, i titoli di Stato italiani – che tra luglio e novembre erano stati fortemente puniti dalle vendite – sono tornati nel mirino degli investitori. E i loro rendimenti sono crollati. Il tasso del titolo a 1 anno ieri è atterrato all'1,65%, minimo da novembre 2010, quello su due anni al 2,77%, minimo da marzo 2011. Lo spread tra i titoli spagnoli e quelli italiani sulla scadenza a 1 anno si è praticamente azzerato (ieri a -0,06%), così come sulla scadenza a 2 anni (-0,13%).
Il test di oggi
Ma più che sul breve termine, la vera sfida per il Tesoro è sul medio-lungo termine, dove le tensioni – sebbene in ridimensionamento – faticano a svanire. Lo spread sui 10 anni non riesce a superare il pavimento di 350 punti (ieri era a 359 punti), con un rendimento è al 5,49%. Ecco perchè l'attenzione degli investitori è tutta focalizzata sulle aste di oggi. Il Tesoro offrirà fino a 2,5 miliardi Btp quinquennali maggio 2017 e fino a 3,75 miliardi del nuovo decennale 2022. La finestra di mercato è certamente positiva e questo «sembra favorevole a un buon risultato», spiega Chiara Manenti, strategist di Intesa Sanpaolo. Il test significativo è soprattutto il "10 anni", una nuova emissione. Sul secondario ieri il marzo 2022 rendeva il 5,42%, l'agosto 2023 il 5,56%. «È realistico pensare che il nuovo decennale si allinei tra questi due tassi – spiega un analista – con un premio potenziale anche di una ventina di punti base rispetto al mercato grigio, visto che il titolo è nuovo ed è soggetto a riaperture, e quindi a nuove pressioni in offerta».
luca.davi@ilsole24ore.com
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Il crollo dei rendimenti in asta
L'epidemia greca contagia l'Italia: i timori del mercato per il debito e la bassa crescita del Paese fanno lievitare rapidamente lo spread fino a quota 300. Pesa anche il declassamento a «spazzatura» dei titoli portoghesi da parte di Moody's.
Agosto è il primo mese nero delle Borse e del debito: S&P declassa gli Usa; Piazza Affari arretra del 20%; lo spread supera quota 400, avviene il «sorpasso» della Spagna e inizia il sostegno della Bce. Il governo Berlusconi vara una maxi-manovra
Il 15 settembre Bce, Fed, Banca d'Inghilterra, Banca del Giappone e Banca centrale svizzera aprono una linea di credito in dollari per evitare uno shock di liquidità. Le banche continuano a crollare in Borsa.
Lo spread si mantiene elevato a quota 400 punti, peggiora la situazione della Francia, complice la crisi della banca Dexia. A fine mese l'asta dei BTp decennali sfonda per la prima volta il rendimento del 6 per cento
Il 9 novembre è il giorno terribile per il debito italiano: lo spread con il Bund tocca quota 575 punti e i rendimenti su tutte le scadenze superano il 7%. Il governo Berlusconi si dimette
Nasce il governo Monti. A inizio mese viene varata una nuova manovra e lo spread cade a quota 370 punti. Nelle settimane successive ritorna di nuovo la pressione: a fine anno spread a quota 519
L'anno inizia con un allentamento progressivo dello spread dell'Italia, grazie anche al programma di finanziamento a tre anni alle banche varato alla fine del mese precedente dalla Bce. Si restringe drasticamente il differenziale italiano
rispetto a quelli spagnolo e francese, mentre in asta i rendimenti tornano ai
livelli di metà 2011.
Si consolida la discesa dei rendimenti sia sul mercato secondario che sulle aste dei titoli di Stato. Nell'emissione di ieri spicca la performance del BoT a 6 mesi: dopo che nell'asta di gennaio si era registrato un crollo dei tassi dal 3,25% all'1,69%, la nuova emissione di titoli a breve scadenza ha registrato un saggio in ulteriore contrazione all'1,2 per cento

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