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Successioni oltre il confine

Le pratiche di successione oltrepassano il confine. Non sarà più, infatti, il paese in cui il soggetto ha la cittadinanza a dettare le regole, ma lo stato in cui il soggetto che decide di fare testamento ha la residenza abituale. Le opzioni, però, non saranno a circuito chiuso. Il soggetto interessato, infatti, potrà optare tra le discipline giuridiche a seconda delle proprie esigenze. Il cittadino italiano residente in Germania, quindi, potrà optare, nel momento in cui decide di fare testamento, tra la legge italiana e quella tedesca. Per i cittadini italiani residenti all’estero, quindi, via libera ai patti successori (accordi con cui un soggetto dispone della propria successione) e ad un maggior margine di manovra per la parte disponibile di eredità. A prevederlo il Regolamento europeo del 4 luglio 2012, n. 650, la cui entrata in vigore è prevista il 17 agosto 2015, frutto della volontà di poter consentire a chi risiede nell’Unione europea di organizzare in anticipo la propria successione come meglio ritiene. Proprio il Regolamento sulle successioni transfrontaliere e sulle eredità internazionali è stato oggetto di un incontro organizzato dal Consiglio notarile di Milano mercoledì 26 novembre nel corso del quale è emerso come le successioni transfrontaliere non siano più un fenomeno di nicchia. «In Europa sono circa 450 mila le successioni che presentano una dimensione internazionale, per un valore superiore ai 123 miliardi di euro. Dati alla mano, inoltre», ha spiegato il presidente del Consiglio notarile di Milano Arrigo Roveda, «sono circa 8 milioni i cittadini Ue che non risiedono nel paese di origine mentre sono il doppio, 16 milioni, le coppie di diversa nazionalità. A questo dato deve essere affiancato, poi, sia quello relativo agli immobili di proprietà di persone residenti in uno stato diverso da quello in cui si trova il bene che, ad oggi, sono circa 2,5 milioni, sia quello relativo ai cittadini italiani che possiedono immobili all’estero dichiarati che, in base ai dati del 2013, sono 113 mila». A fare da perno all’intera disciplina, il concetto di residenza abituale del soggetto. «Il testo del regolamento fornisce una definizione molto ampia del concetto», ha evidenziato Roveda, «ma in sintesi dovrà essere fatta una valutazione globale delle circostanze legate alla vita del defunto negli anni precedenti. Non conterà, quindi, solo il luogo di lavoro anche se un punto importante saranno i rapporti economico-finanziari». Il regolamento, infatti, estende la sua applicazione a tutti gli aspetti di diritto civile della successione a causa di morte e, quindi, qualsiasi modalità di trasferimento di beni, diritti e obbligazioni a causa di morte. Resta, comunque, salva la possibilità di sottoporre l’intera successione alla legge dello stato in cui il disponente abbia la cittadinanza al momento della scelta, purché tale scelta sia effettuata in modo espresso. In concreto, poi, alla redazione del testamento saranno competenti tutti gli organi giurisdizionali dello stato in cui si trova il soggetto nel momento del testamento. Concetto, quello di organi giurisdizionali da doversi intendere in senso ampio, poiché, comprende non solo gli organi puramente giudiziari, ma anche tutte le altre autorità come gli uffici tributari, le cancellerie e i professionisti legali come i notai competenti in materia di successioni. Le decisioni dello stato in cui è stata disposta la successione saranno, poi, automaticamente riconosciute negli altri stati membri senza ulteriori oneri amministrativi. «Questo per i cittadini italiani che hanno profili di internazionalità», ha sottolineato Roveda, «significa non solo la possibilità di poter accedere ad una legge straniera che permette una maggiore flessibilità relativamente alla porzione disponibile dell’eredità ma anche la possibilità di stipulare patti successori, ovvero quei contratti con cui si dispone della propria successione, vietati in Italia». Il foro di competenza in caso di controversie relative alla successione sarà quello in cui la successione stessa verrà aperta. Se, però, un passo avanti è stato fatto sul fronte strettamente giuridico, non altrettanto può essere detto per il comparto fiscale. «All’unificazione giuridica non ha fatto seguito un’unificazione fiscale», ha sottolineato Ugo Friedmann, componente del Consiglio notarile di Milano, «ogni stato, quindi, continua a seguire le proprie regole e i propri criteri di calcolo per la base imponibile. Proprio per questo la Commissione europea ha incaricato una commissione ah hoc che inizi a valutare seriamente il problema. Ad oggi, infatti, mentre esistono molte convenzioni contro la doppia imposizione fiscale diretta, ne esistono pochissime contro la doppia imposizione indiretta».

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