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Successioni, è ammesso sbagliare

di Alessandro Felicioni

Si può correggere la dichiarazione di successione anche dopo che è scaduto il termine per presentarla. L’importante è che non sia stato notificato l’avviso di accertamento o che non siano spirati i termini per tale notifica. Così, sia nel caso di correzioni a favore del contribuente sia nel caso di errori che aumentano l’imponibile sarà sempre possibile metter mano a quanto già dichiarato laddove, appunto, siano ancora in essere i termini per poter accertare quanto fatto.

Gli uffici dell’Agenzia devono tenere in considerazione le rettifiche nel notificare l’eventuale avviso di accertamento o procedere al rimborso di quanto versato. L’agenzia fa dietro front sulla emendabilità della dichiarazione di successione e, con risoluzione n. 8/E del 13 gennaio 2012, inverte il proprio orientamento a seguito del consolidato indirizzo giurisprudenziale che ha chiarito come momento decisivo nella questione non sia la presentazione della dichiarazione quanto, piuttosto, la (eventuale) notifica dell’avviso di accertamento o la definitività della stessa dichiarazione allo spirare dei due anni previsti per l’accertamento stesso.

Ai sensi dell’articolo 31, comma 1, del dlgs n. 346 del 1990, la dichiarazione di successione deve essere presentata entro un anno dalla data di apertura della successione. Il comma 3 del medesimo articolo stabilisce, inoltre, che fino alla scadenza del termine di presentazione la dichiarazione di successione può essere modificata. Tale disposizione consente, pertanto, ai contribuenti che hanno compiuto errori nella dichiarazione di successione di presentare una nuova dichiarazione, modificativa della precedente, nel termine di un anno dalla data di apertura della successione.

In ordine all’ipotesi di emendabilità della dichiarazione di successione oltre il termine previsto per la presentazione della stessa, l’amministrazione finanziaria si era espressa negativamente con la risoluzione 18 giugno 1999, n. 101. In particolare veniva precisato che «al di fuori delle ipotesi di errore materiale o di calcolo che emergono ictu oculi, eventuali precisazioni o rettifiche per poter essere prese in considerazione dall’ufficio devono essere effettuate nelle stesse forme e negli stessi termini previsti per la dichiarazione che si intende correggere». In sostanza, quindi, l’amministrazione riconosceva la possibilità di procedere alla rettifica della dichiarazione anche oltre il termine previsto dall’articolo 31 nei soli casi di errori materiali o di calcolo, ovvero di errori che «siano riconoscibili, incontestabili e oggettivamente desumibili in modo evidente dallo stesso contesto della dichiarazione e quindi rilevabili d’ufficio».

Tuttavia, successivamente diverse pronunce di legittimità della Cassazione hanno ormai consolidato un orientamento diverso e più possibilista per il contribuente.

In particolare, nella sentenza n. 14008 del 27 luglio 2004, la Corte di cassazione a Sezioni unite ha affermato un principio di emendabilità e di ritrattabilità della dichiarazione di successione, anche oltre il termine di presentazione e fino al momento in cui non intervenga un avviso di accertamento di maggior valore. Ciò vale, si badi bene, sia nel caso di correzioni in aumento, che in diminuzione, dei valori inizialmente dichiarati. Evidentemente laddove la correzione è a favore del contribuente la possibilità di correggere è limitata dalla definitività della dichiarazione stessa, nel senso che, in assenza di alcun accertamento, il contribuente non può correggere a suo favore la dichiarazione dopo che la stessa è divenuta definitiva e non più accertabile dall’ufficio. Ovviamente, nel caso di correzione in aumento, occorrerà versare le maggiori imposte derivanti oltre le sanzioni correlate previste dall’articolo 50 e seguenti del dlgs n. 346 del 1990.

In definitiva, dunque, i contribuenti possono procedere alla rettifica di errori contenuti nella dichiarazione di successione anche non meramente materiali o di calcolo, e gli uffici dell’Agenzia sono tenuti a valutare tali rettifiche, a condizione che tali modifiche vengano dichiarate prima della notificazione dell’avviso di rettifica e liquidazione della maggiore imposta ovvero prima del decorso del termine ultimo previsto dall’articolo 27, comma 3, del Tus, per la notifica del medesimo, ossia due anni dal pagamento dell’imposta principale.

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