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Successioni, benefici ampi

I benefici fiscali nelle successioni mortis causa si allargano all’Europa. I lasciti ad associazioni e fondazioni costituite in paesi Ue (o aderenti allo spazio economico europeo) saranno esenti dalla tassa, purché i beni siano conferiti per finalità non profit. L’agevolazione sarà così analoga a quella in vigore per gli enti italiani. E pure i titoli di Stato emessi da paesi Ue, in linea con quanto già previsto per i titoli nazionali, non concorreranno a formare l’attivo ereditario su cui calcolare l’imposta di successione. È solo una delle previsioni recate dalla legge europea 2013, approvata dal consiglio dei ministri di ieri. Il ddl contiene una serie di norme finalizzate a porre rimedio a situazioni giuridiche in contrasto con l’ordinamento Ue. Intervenendo su leggi già operative, sarà possibile chiudere 20 procedure di infrazione e 10 cause pendenti. Ma palazzo Chigi ha varato ieri pure la bozza di legge di delegazione europea per il 2013. Si tratta dell’altra metà dell’ex legge comunitaria, che a partire dal 2012 è stata «spacchettata» in due distinti provvedimenti: uno contenente le deleghe per l’emanazione dei dlgs attuativi di direttive e uno con gli altri interventi (diversi dalle deleghe) necessari ad adempiere a obblighi europei. Sono una quarantina le deleghe concesse all’esecutivo per attuare le direttive. Per alcune il termine di recepimento è già scaduto: in questo caso, a norma della legge n. 234/2012, i provvedimenti dovranno essere emanati entro tre mesi dall’entrata in vigore della delega. Al suo interno, peraltro, sono confluiti anche i contenuti dei ddl comunitaria 2011 e 2012, arenatisi con la fine della scorsa legislatura prima di vedere la luce.

Numerose le misure in materia fiscale. In particolare in tema di monitoraggio dei patrimoni detenuti dai contribuenti oltre confine. Bruxelles ha chiesto a più riprese all’Italia di alleggerire gli adempimenti dichiarativi, a cominciare dal quadro RW di Unico, e di rivedere un meccanismo sanzionatorio giudicato troppo pesante. Alcuni operatori, fra i quali i money transfer (finora non tenuti agli obblighi di cui all’articolo 1 del dl n. 167/1990), vengono ricompresi nell’ambito applicativo della normativa sul monitoraggio a fini fiscali dei flussi transfrontalieri. Allineandosi alla disciplina antiriciclaggio, saranno monitorate tutte le operazioni, a prescindere dalla nazionalità dei soggetti, dai 15 mila euro in su. Soglia, questa, da verificare anche nel caso di operazioni che appaiono fra loro collegate (c.d. operazioni frazionate). Nonostante le semplificazioni il livello di attenzione sui modelli dichiarativi non si abbassa. Saranno tenuti all’adempimento non solo i possessori «formali» degli asset, ma anche i soggetti che possono essere considerati «titolari effettivi» ai sensi della normativa sul monitoraggio (per esempio in presenza di società, fondazioni e trust). Nonostante la generale attenuazione delle sanzioni, infine, resta confermata la tolleranza zero sulla mancata dichiarazione nel modulo RW di capitali occultati in paradisi fiscali: in tali casi resta immutato il raddoppio sia delle sanzioni sia dei termini per l’accertamento previsto dal del dl n. 78/2009.

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