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Subordinati: Cronaca di un disastro annunciato

Propensione al rischio? Bassa. «E allora sottoscriva delle belle obbligazioni subordinate della nostra banca che le danno un ottimo rendimento. Ma certo che può stare tranquilla non vorrà che fallisca la nostra banca …».
È andata così per molti, ad Arezzo come a Chieti, a Ferrara o nelle Marche. Anche a una signora di Grosseto che ha firmato carte su carte alla Popolare Etruria e ora ha portato tutto alla Confconsumatori. Succede più o meno come quando il medico ti prescrive le medicine: poi non vai a leggere lo sterminato «bugiardino». Anche perché il medico non vende medicine che lui produce. Si sono fidati e hanno sottoscritto i famigerati bond subordinati. E oggi suona un po’ beffardo quanto si legge sul sito della Nuova Banca Etruria: «Obbligazioni: uno strumento d’investimento semplice e accessibile per tutti i risparmiatori, con rendite periodiche garantite». Poi ti spiegano che con le obbligazioni «l’investitore presta i suoi soldi all’emittente che si impegna a restituirli con gli interessi».
Le obbligazioni non sono tutte uguali come hanno scoperto qualche decina di migliaia di risparmiatori. Molti di quelli che si sono rivolti alla Confconsumatori Toscana hanno anche consegnato le carte contrattuali e gli estratti conto da cui si evince che con il passare degli anni la rischiosità dei bond subordinati (spesso l’unico titolo in portafoglio) è passata a «media» e poi «alta». Finché due lettere del vertice dell’Etruria indirizzate a molti clienti, una di fine 2014 e una di metà 2015, tentano di mettere una pezza all’incompatibile presenza di certi titoli rischiosi nei portafogli dei risparmiatori. Il tutto, però, in un quadro di sostanziale illiquidità e quindi di impossibilità di smobilizzo. «Molti risparmiatori che hanno acquistato titoli su sollecitazione di operatori di Banca Etruria — spiega Marco Festelli della Confconsumatori di Grosseto che ha raccolto un dossier di documenti bancari — avevano profili di rischio incompatibili con i titoli sottoscritti, quasi tutti non avevano esperienza in materia di strumenti finanziari complessi».
La carta
I prospetti informativi esistevano, però. Sono i documenti che si dovrebbe leggere prima dell’investimento. Tanti prospetti, quante le emissioni (788 milioni di valore originario) ora azzerate. C’erano le informazioni necessarie per mettere in guardia i potenziali investitori? Andiamo a vedere i prospetti più significativi.
Partiamo dalla Cassa di Ferrara e dal prestito 2006-2016 da 40 milioni con tagli minimi da 1.000 euro, quindi collocato al retail. Era disponibile una «Nota di sintesi» di 5 pagine, dunque abbordabile. Tra i 9 fattori di rischio è segnalata, con linguaggio tecnico, anche la subordinazione del titolo, cioè il fatto che il rimborso avviene solo dopo aver soddisfatto tutti gli altri creditori (comprese le altre categorie di obbligazioni). In un’altra emissione incriminata, stessa epoca sempre di Ferrara, la nota informativa è di 16 complicate pagine ed è più difficile individuare il rischio specifico di quel titolo. Anche Banca Etruria nel 2006 lancia una serie di bond, per quelli subordinati è prevista un’agile nota informativa di 9 pagine, i rischi specifici di questa categoria di titoli sono segnalati insieme a tutti gli altri con caratteri doppi e in corsivo.
Il salto
Il salto di qualità informativo all’Etruria arriva, su probabile pressing della Consob, con il bond subordinato 2013-2023. Sulla prima pagina delle «Condizioni definitive» del prestito, primo paragrafo e in neretto si legge: «Le obbligazioni oggetto dell’offerta, in caso di default presentano un rischio di mancato rimborso …». Ma non era mai successo un default. Eppure i segnali erano percepibili. Nel 2013 l’Etruria aveva uno stock di bond pari a 1,3 miliardi, uno solo quotato. I grandi investitori professionali giravano al largo, erano i clienti a finanziare la Popolare ma in totale assenza di mercato a meno che non fosse la stessa banca a ricomprare i titoli.
La Cassa di Chieti per il suo programma di emissioni predispose nel 2013 un prospetto di 145 pagine. Nella prima, tuttavia, c’è già l’alert per l’investimento nelle obbligazioni subordinate. Banca Marche nel primo semestre 2011 ha collocato sul mercato tre prestiti subordinati con scadenza 2018 al tasso fisso compreso tra il 7,2 e l’8%. Un maxi-rendimento per un istituto che tra il 2011 e il 2012 ha visto esplodere i crediti incagliati da 760 milioni a 2,4 miliardi e ha visto il suo vertice multato al completo da Bankitalia per carenza nei controlli proprio nel 2011. I prospetti dei bond subordinati riportano nel primo paragrafo della copertina il rischio di finire in coda in caso di liquidazione.
Dunque da un’analisi di quasi tutti i prospetti si può dire che le avvertenze specifiche sui subordinati non mancavano, in molti casi erano evidenti nel primo sfoglio. Ma alla fine è sul rapporto fiduciario tra il cliente e il dipendente allo sportello che quasi sempre l’operazione di investimento viene chiusa. Anche quelle operazioni nel bel mezzo di un conflitto di interessi tra il bancario che vende prodotti (rischiosi) della banca e l’investitore retail che cerca di coniugare rendimento e protezione.
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