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«Subito un alto commissariato per gestire il Recovery fund»

Sul Recovery fund è partito l’assalto alla diligenza prima che arrivino i soldi.

«Niente di più sbagliato — osserva Cesare Avenia, presidente di Confindustria Digitale —. Anche perché oggi l’Italia non è in grado di spendere questi fondi».

Cosa le dà questa convinzione?

«Abbiamo avuto sette anni per impegnare 72,4 miliardi di euro dei fondi strutturali 2014-20 (di cui 44,7 risorse Ue e 27,7 di cofinanziamento nazionale). A giugno avevamo speso solo il 40%, cioè non più di 28,8 miliardi. Mancano poco più di tre mesi alla fine del settennato e a questo punto è molto alto il rischio di non riuscire a impegnare tutte le risorse entro la fine del 2020, ultimo termine utile per bloccare, dopo aver selezionato i progetti, i fondi disponibili».

Perché dovrebbe andare così anche per Next generation Eu?

«I 209 miliardi di NG Eu sono quasi tre volte i fondi strutturali della programmazione 2014–2020. E dovranno essere impegnati in tre anni invece che nei sette previsti per i fondi strutturali».

Il governo ha parlato di una struttura di scopo per gestire il Recovery fund…

«Può essere la strada giusta. Penso a un “Alto commissariato per il Recovery fund” alle dipendenze della presidenza del Consiglio. Ma perché funzioni servono due condizioni. La prima: gli obiettivi da raggiungere con questa spesa devono riguardare trasformazioni strutturali ed essere condivisi da maggioranza e opposizione. Se cambia il governo, questo organismo deve poter continuare con il suo lavoro. E poi il vertice deve essere scelto in base a competenza e autorevolezza. Il merito prevalga sullo spoils system».

Basterebbe un alto commissariato a convincere ogni Regione a fare la propria parte?

«Se ci fosse una struttura centralizzata e un responsabile del progetto in ogni Regione a cui chiedere costantemente conto, monitorando il processo, credo di sì. Ce la potremmo fare. Ma bisogna vigilare con costanza, come si farebbe in un’azienda privata per raggiungere un obiettivo importante».

Confindustria Digitale terrà il suo convegno annuale l’11 novembre. Cosa chiederete al governo?

«Di passare dalle parole ai fatti sulla digitalizzazione del Paese. Su 3,3 miliardi di fondi Ue per la trasformazione digitale ne sono stati spesi soltanto il 15%. E poi di agire per riformare i processi e le procedure della la pubblica amministrazione per renderli più snelli. L’alto commissariato per il Recovery fund può essere un modello. D’altra parte per l’Italia è l’ultima occasione. E la posta è altissima. Se la perdessimo, ci troveremmo in un Paese a rischio fallimento».

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