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«Subito ai Comuni gli anticipi del Recovery per avviare i cantieri»

Ripartire dall’Italia dei Comuni. Senza tornare indietro col tempo ma guardando al futuro. E poi riformulare le politiche attive, digitalizzare e semplificare le procedure pubbliche. Sono questi i punti chiave da cui ripartire con il Recovery plan dando spazio alle competenze. A sostenerlo i Consulenti del lavoro che domani e giovedì daranno vita al Festival del Lavoro, manifestazione giunta alla 12esima edizione (quest’anno on line fruibile in diretta anche dal sito corriere.it) E proprio la ufficializzazione del Pnrr ha indotto il Consiglio nazionale dell’Ordine a presentare al premier Draghi una proposta di utilizzazione della quota di anticipazione delle somme destinate all’Italia per il Recovery plan, pari al 13% del totale. La proposta finalizzata ai Comuni prevede il finanziamento di progetti già approvati dagli enti comunali, con lo scopo di mettere immediatamente in circolazione nell’economia reale le somme previste per la citata anticipazione (circa 25 miliardi).

Questa operazione potrebbe essere gestita a livello centrale dal governo assieme all’Anci evitando cosi le lungaggini burocratiche necessarie per finanziare maxi progetti ancora da avviare. «Queste risorse — spiega marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro — arriverebbero subito nei territori, perché l’avvio immediato di lavori edili anche di importi non elevati darebbe respiro alle imprese e alle famiglie. Si porterebbero cosi a termine progetti già approvati, ma ancora in attesa delle coperture finanziarie. Sono lavori di importo basso che abitualmente coinvolgono aziende locali, ma che hanno il pregio di mettere in moto tutto l’indotto dando respiro anche ai livelli occupazionali».

Ma le sorti del lavoro in Italia dipendono anche dalla realizzazione della missione 5 del Recovery plan, quella destinata ad «Inclusione e coesione», specie alla luce del venir meno del blocco dei licenziamenti. E questo aspetto richiede di ripensare l’intera rete dei servizi per il lavoro e una revisione degli strumenti che possono favorire le politiche attive del lavoro. Queste ultime hanno registrato una brusca frenata, non essendo stata per niente realizzata la seconda fase del Reddito di Cittadinanza. «Indispensabile per il rilancio del Paese — continua Calderone — la predisposizione di azioni mirate alla riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori creando competenze e professionalità per rispondere alle mutate condizioni del mercato del lavoro. L’attenzione finora è stata focalizzata solo sulle politiche passive mentre è quanto mai necessario rivolgersi con un piano strategico alle politiche attive».

C’è poi l’annoso tema dell’efficientamento della macchina burocratica. Digitalizzare per semplificare, uno slogan troppe volte rimasto tale che però stavolta deve tramutarsi in azioni concrete. Per i Consulenti, tutto ciò potrà avvenire solo superando quel gap digitale che ancora divide le regioni italiane. Un intervento che contribuirà anche a dare competitività e pari condizioni alle imprese di tutte le regioni.

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