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Subito a rischio la tregua su Mps

Non c’è pace il Monte dei Paschi in ricostruzione. L’incrocio delle dichiarazioni seguite al cda che ha rinnovato la fiducia ai manager si trasforma in ulteriori schermaglie tra il presidente Alessandro Profumo, l’ad Fabrizio Viola, l’azionista Antonella Mansi, il sindaco Bruno Valentini, il “cavaliere bianco” Giuseppe Guzzetti.
Il disaccordo regna nel più cristallino stile senese-italiota. Intervistato da Repubblica, l’ex banchiere di Unicredit aveva scelto tinte nette: «Se salta l’aumento Mps rischia l’intero sistema, perché sarebbe un segnale pessimo anche per banche come Carige e Bpm, cui servono aumenti analoghi ». Rilevando la poca incisività del ministro Fabrizio Saccomanni — vigilante sulla fondazione Mps che ha imposto un rinvio di quattro mesi al piano dei manager di aumento immediato — Profumo ha detto che difenderà l’autonomia della banca «dalla politica ma anche da un pezzo di sindacato,che esprime il sindaco di Siena».
Primo a rispondergli è stato il leader di fondazione Cariplo, nume bancario, presidente delle 88 fondazioni e mentore della cordata che tenta di rilevare almeno un 20% di Mps dalla fondazione. «Credo sia un’affermazione avventata e destituita di ogni fondamento — ha detto Guzzetti — . Non bisogna far fallire nessuno, ma questa sui danni al sistema mi pare un’affermazione pesante». E sui rumors che da un mese lo vedono interessato alle azioni dalla fondazione senese, ha aggiunto: «Non sono sul dossier Mps». Poiché la disponibilità di Cariplo non è mai stata smentita, trattasi di un segno di insofferenza dei compratori, sottoposti a una trattativa lunga e complessa: volevano chiudere per Natale offrendo 14 centesimi ad azione cash, ma la fondazione locale continua a chiedere più soldi, confortata dai progressi in Borsa (+0,63% ieri a 0,186 euro). Gli investitori però non staranno con 900 milioni in mano sine die, per motivi finanziari e di immagine.
La variabile tempo è vitale anche per il management, che martedì auspicava «in tempi rapidi» le dismissioni dell’ente Mps. Ieri però il primo socio non ha avuto parole distensive: «Hanno cercato di uccidere l’azionista senza riuscirci — ha detto Mansi in un’intervista aPanorama— . Gli avevo detto che sarei andata in fondo ma non mi hanno creduto. Spero cheora quando parlo mi ascolteranno ». Ed è tornata ai temi di genere: «Mi credono debole perché donna e giovane. Ma tutti i giorni do ordini a decine di camionisti, trasportatori, omoni della logistica (è imprenditrice in Nuova Solmine,
ndr)senza timori». «Il confronto coi manager, pur duro, è su posizioni legittimamente distanti» ha detto la presidente, parole che a un giorno dal cda sulla fiduciaunanime al dimissionario Viola (anche dai fedelissimi dell’ente Dringoli e Rubino) hanno «profondamente turbato» l’ad. Ore prima Viola aveva, per lettera ai dipendenti, detto «indispensabile, per portare avanti il progetto, definire quanto prima gli assetti attraverso l’entrata di nuovi azionisti stabili per assicurare la fattibilità dell’aumento». A febbraio l’ad avvierà i lavori con le banchegaranti e il premarketing, e vuol sapere se il 33,5% dell’ente (che non sottoscriverà l’aumento) andrà aggiunto ai 3 miliardi da collocare sul mercato. Pure il sindaco Pd Bruno Valentini replica: «Non so di quale sindacato parli Profumo, le scelte che Mps sta facendo anche sul personale sono in totale autonomia». Il riassetto prevede 8mila esuberi.
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