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Subappalto, stralcio per la riforma

La soluzione per far marciare il decreto semplificazioni verso il traguardo del Cdm di domani o più probabilmente di venerdì (insieme al decreto governance del Pnrr) è lo stralcio delle norme più contestate di riforma del codice degli appalti, a partire dal subappalto e dal massimo ribasso, per tornare all’ipotesi già indicata dal Pnrr: un decreto con le misure urgenti di velocizzazione subito e poi una riforma più compiuta delle regole per gli appalti con la legge delega prevista per fine anno.

Resta quindi per ora il tetto legislativo fisso del 40% per il subappalto: un fronte delicato con Bruxelles, che andrà spiegato bene rispetto a tempi e modi della riforma, perché su quella norma (l’articolo 105 del codice) grava la bocciatura senza appello della Corte di giustizia Ue nel settembre 2019 (e di sentenze successive). Resta anche la prevalenza dell’offerta economicamente più vantaggiosa – rispetto al massimo ribasso – fra i criteri di aggiudicazione delle gare, entrambi ammessi e previsti dalle direttive Ue.

Un’altra norma molto osteggiata delle bozze circolate, che è in bilico, è quella dell’articolo 31 che innalza da 75mila a 139mila euro la soglia per gli affidamenti diretti «anche senza consultazione di più operatori economici» degli incarichi di progettazione e dei servizi di ingegneria. La sventagliata di affidamenti senza gara non più fino al 2021, come prevedeva eccezionalmente il decreto semplificazioni del luglio 2020, ma fino al 2026, ha suscitato brusche reazioni, nel Pd, nei sindacati, ma anche in quelle imprese – per esempio i costruttori dell’Ance – da sempre contrari a forzare la mano sugli affidamenti. Quale sarà la soluzione – magari quella di un periodo più ridotto per queste deroghe – lo capiremo solo con il nuovo testo.

Ieri Mario Draghi ha detto da Bruxelles di voler andare avanti e ha chiarito il merito e i termini politici della questione. Anzitutto l’aspetto politico: «Sono cambiamenti profondi – ha detto il premier – io mi aspetto ci sia una diversità di vedute. Si tratta di trovare un punto di incontro senza snaturare l’obiettivo di costruire un’Italia più equa e competitiva, quell’Italia che vediamo nel Pnrr». Come succede su molte altre questioni, la sintesi per questa maggioranza rissosa e per partiti sempre pronti a piantare bandiere, la può tirare solo il premier.

Le parole di Draghi lasciano però margini di trattativa con i partiti della maggioranza. «Quella circolata nei giorni scorsi era una bozza molto provvisoria – ha detto il premier – e a breve arriveremo a una versione definitiva che verrà condivisa in tutte le sedi politiche necessarie». Già ieri sera c’è stata una nuova limatura a livello tecnico mentre stamattina è previsto un incontro a Palazzo Chigi per mettere a punto le norme in via definitiva: la cabina di regia attesa da giorni o, più probabile, direttamente un preconsiglio dei ministri.

Draghi fa però anche capire quello che non è negoziabile nella ricerca di una sintesi politica e ciò che per Palazzo Chigi è assolutamente prioritario: gli obiettivi del Pnrr, quindi tutte quelle norme che servono per accelerare le opere concordate con Bruxelles.

Il cuore del provvedimento, in effetti, non sembra in discussione: l’accelerazione della valutazione di impatto ambientale, con la commissione speciale per i progetti del Pnrr e i poteri sostitutivi in caso di inerzia; la forte semplificazione delle procedure del Superbonus con la previsione della sola comunicazione di inizio lavori (come succede per tutti gli altri bonus fiscali edilizi); le semplificazioni per gli interventi del ministero della transizione ecologica; la stretta sui poteri di veto dei comuni per le infrastrutture di tlc. Viene anche introdotta una Sovrintendenza unica per i progetti del Pnrr.

Resta da chiarire un aspetto tutt’altro che irrilevante rispetto all’obiettivo di accelerare le opere pubbliche: come saranno approvati i progetti e il funzionamento della conferenza di servizi. Si era ipotizzata inizialmente una conferenza (o commissione) unica per approvare tutti i progetti del Pnrr, poi di questa idea si è persa traccia. Potrebbe essere introdotta nel Dl o potrebbe anche entrare nel decreto governance.

Sarà stralciata invece la norma che riscriveva l’articolo 10 del decreto legge 76/2020 sulla demolizione e ricostruzione. Nel modo in cui era scritta rischiava di produrre ulteriori vincoli e rallentamenti e si è preferito soprassedere, almeno per ora.

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