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«Subappalti, Superbonus, Recovery: nessun rispetto per le imprese»

«Vedo dilagare uno spirito e un atteggiamento antimpresa. Soprattutto vedo il vuoto della politica: non arrivano risposte ai problemi della nostra vita quotidana che segnaliamo perché siano risolti e invece restano lì, a galleggiare. Serve un piano di ripresa che punti chiaramente su superbonus e infrastrutture, non staremo a guardare oltre le nostre imprese che muoiono». Il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, usa toni esasperati per srotolare un rosario di problemi non risolti che si aggravano con le notizie che arrivano ogni giorno. «Aspettiamo – dice – una soluzione sul subappalto che era prevista già dal decreto legge sbloccantieri di diciotto mesi fa. Non bastano due condanne europee dell’Italia per decidere finalmente. Il ministero delle Infrastrutture ha un atteggiamento attendista per far piacere alla Cgil che vuole non si tocchi nulla. Abbiamo escluso l’ipotesi di un subappalto al 100%, siamo i primi a non volerlo, ma congelare tutto è un atto di irresponsabilità politica, tanto più se nel frattempo le Fs fanno bandi di gara con subappalti al 100%. A che gioco stiamo giocando? Allo sfascio?».

Buia è un fiume in piena. «Sul Superbonus – dice – aspettiamo da mesi certezze sui termini di scadenza. Prima si è rinviato alla legge di bilancio, poi al Recovery Plan, ora scopriamo che solo una minima parte delle risorse destinate dal Recovery Plan saranno aggiuntive e la gran parte saranno sostitutive, così la proroga resta appesa, tre anni diventano un anno e poi sei mesi. Un modo per distruggere uno strumento che poteva davvero far ripartire il settore dell’edilizia».

Non finisce qui. «Lo stesso gioco – dice Buia – si fa sulle risorse destinate dal Recovery alle infrastrutture che doveva essere uno dei capitoli principali della ripresa e invece si limita a realizzare opere ferme da venti anni, con risorse in larga parte sostitutive di fondi già stanziati, una presa in giro, e poche risorse aggiuntive, tutte da verificare. Per altro si affronta questa stagione decisiva senza strumenti adatti, perché il Dl semplificazioni è stato un flop, non ha agito sulle vere cause di blocco, ci sono decine di progetti Anas fermi al ministero dell’Ambiente. Intanto una circolare del ministero delle Infrastrutture declassa l’obbligo di pubblicare avvisi sulle procedure di affidamento, voluto dal Parlamento per ragioni di trasparenza, da manifestazione di interesse a semplice informativa, con il risultato di escludere le Ati fra piccole e medie imprese dagli affidamenti e favorire un gruppo ristretto di imprese».

E ancora, i pagamenti della Pa fra i temi irrisolti tra mille promesse. «Si sono fatte norme – dice Buia – per accelerare il pagamento di soldi che ci sono dovuti da anni ma al primo flop è seguito un secondo flop e la cosa sembra non interessare nessuno».

Per non parlare, infine, della rigenerazione urbana. «Il disegno di legge è bloccato in Parlamento – dice Buia – e nessuna forza politica di governo se ne preoccupa. Non c’è alcuna iniziativa anche perché sul tema della rigenerazione urbana questa maggioranza ha già dimostrato con l’articolo 10 del Dl semplificazioni come sappia tramutare le promesse di velocizzazione, sburocratizzazione, snellimento in nuovi oneri e nuovi ostacoli».

Infine Buia contesta l’accordo fatto dal ministero delle Infrastrutture con i sindacati Cgil, Cisl e Uil sul protocollo per la produzione a ciclo continuo lungo le 24 ore. «È vero che era un protocollo previsto dall’articolo 9 del decreto semplificazioni, ma come si permette il governo di fare un’intesa che impatta sull’organizzazione dell’impresa soltanto con i sindacati, senza chiamare a quel tavolo anche le imprese? Per atteggiamento antimprenditoriale intendo anche questo. Ho l’impressione che si vogliano scaricare ancora una volta sulle imprese le responsabilità e i ritardi della pubblica amministrazione e di un governo che non riesce davvero a velocizzare nessuna procedura. Avevamo detto ai tempi del decreto semplificazioni – continua Buia – che il problema stava nelle procedure a monte della gara, nelle autorizzazioni, nei progetti, nel monitoraggio della pubblica amministrazioni, e ci hanno risposto azzerando la trasparenza nelle gare, come se il problema fosse questo. Ora che con il Recovery Plan è in futuro il gioco del governo, oltre che del Paese, inventano le task force per risolvere problemi che denunciamo da anni».

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