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Su Siena arriva anche la Consob

Anche la Consob, dopo la Banca d’Italia, ha scritto nero su bianco le attività istruttorie svolte nella vicenda Mps. Tuttavia, mentre via Nazionale ha seguito vie ufficiali e la sua relazione è stata consegnata in Parlamento dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli, la memoria dell’authority guidata da Giuseppe Vegas ha seguito vie più accidentate.
Non è ancora chiaro se la commissione l’abbia già formalmente approvata ma intanto ampi stralci sono stati pubblicati ieri sul quotidiano “La Repubblica” assieme all’indiscrezione di un rapporto che la stessa commissione ha inviato nei giorni scorsi ai magistrati di Siena in cui si configura l’ipotesi di manipolazione per il modo con cui Rocca Salimbeni ha informato il mercato sulla operazione “fresh” da un miliardo, montata con JP Morgan per finanziare l’acquisizione di Antonveneta. La trasmissione del rapporto alla magistratura presuppone che sugli stessi fatti la Consob abbia contemporaneamente avviato un iter sanzionatorio. La procedura parallela è espressamente prevista dalla legge sui reati finanziari ma di essa non c’è traccia nelle indiscrezioni pubblicate dal quotidiano. Peraltro era già venuto alla luce che, in materia di “fresh”, la commissione già nell’ottobre scorso aveva avviato un procedimento sanzionatorio nei confronti della fondazione Mps, anche in questo caso contestando le forme della comunicazione.
La relazione sulle attività istruttorie nella vicenda Mps ripercorre i controlli svolti dalla Consob dal 2008 ad oggi. Il punto di svolta è costituito dall’esposto anonimo ricevuto nel luglio 2011 con cui l’authority veniva informata di molte delle malefatte compiute dai manager senesi, divenute pubbliche soltanto molto tempo dopo. Qualche mese più tardi, dal gennaio del 2012 (subito dopo il cambio della guardia al vertice di Rocca Salimbeni), la commissione inviò numerose informative ai magistrati di Siena. Ben 14 fino al gennaio di quest’anno. Il dubbio è se l’authority avrebbe potuto muoversi con maggiore rapidità. L’esposto faceva cenno, tra l’altro, all’errata contabilizzazione in bilancio (al costo anzichè al valore di mercato) dei derivati Alexandria e Santorini. Ciò che avrebbe consentito di occultarne le perdite. Della questione si è occupata anche la relazione di Bankitalia che, nel novembre del 2011, portò la questione all’attenzione della stessa Consob in vista di una “nota di chiarimento” all’intero sistema bancario che, per la verità, non è mai stata inviata. La legge affida proprio all’authority di Borsa i controlli di vigilanza sulle scritture contabili. Non è noto se gli uomini di Vegas abbiano contestato ad Mps i criteri utilizzati per contabilizzare le posizioni in derivati. E neppure se abbiano fatto osservazioni nei confronti della società di revisione Kpmg che certificò nel 2009 i conti di Mps senza esprimere alcun rilievo.

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