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Su Mps, oggi in assemblea su bilancio, consiglio e aumento di capitale da 3 miliardi, grava ancora la mina del derivato Alexandria

Oggi è il giorno della prima assemblea di Fca — Fiat Chrysler — fuori dal nostro Paese, ad Amsterdam. In una lettera agli azionisti il presidente John Elkann ha così riassunto: «Sono convinto che il settore debba ulteriormente consolidarsi ed è quello che accadrà in futuro. C’è da sperare che il consolidamento sia guidato più dalla ragione e dal buon senso, che non dall’emergenza». Sergio Marchionne, ceo di Fca, da tempo sostiene che i costruttori devono unirsi per affrontare — pur nel rispetto dell’assoluta concorrenza e della propria individualità —la ricerca necessaria per realizzare l’auto futura, spalmando su un numero maggiore di vetture gli enormi costi della ricerca. 
I vertici di Fca stanno «parlando» con General Motors. Dopo aver scartato un possibile partner francese (Carlos Ghosn, il numero uno dell’alleanza Renault/Nissan nei giorni scorsi è stato «avvisato» dal suo azionista, lo Stato francese, che la strategia industriale deve essere condivisa e Psa si è dichiarata indisponibile poiché ancora impegnata nella ristrutturazione) e dopo l’imbarazzante contenzioso creatosi ai vertici di Volkswagen, rimanevano solo le case americane con cui aprire una trattativa.
Anche con Ford ci sono stati colloqui (da sempre le famiglie Agnelli/Elkann e Ford sono amiche) ma è General Motors la società adatta per definire accordi che non significano assolutamente l’acquisizione di una o dell’altra, ma possono portare a cooperazioni industriali ormai fondamentali per difendersi e tutelarsi entrambe. Marchionne conosce bene Gm, visto che undici anni fa, nel 2004, appena entrato in Fiat, fu lui stesso a siglare il divorzio tra il gruppo torinese e quello americano.
Intanto ieri, all’assemblea di Cnh, Marchionne ha detto di «guardare ad opportunità» nel settore delle macchine agricole. E il titolo dell’ex Fiat Industrial ha chiuso con un guadagno del 6,4% a 8,22 euro, dopo un congelamento per eccesso di rialzo. Un commento anche sull’imminente incontro con i sindacati: «Era ora che li vedessi, non conosco ancora i nuovi segretari generali di Cisl e Uil», ha detto il manager in risposta a una domanda dei giornalisti.
Sulla quota che andrà in Borsa di Ferrari, di cui è presidente, Marchionne ha spiegato: «Non credo che andremo oltre il 10%. Stiamo ancora valutando».
Un commento, infine, sulla riforma del lavoro in Italia: «La credibilità dell’Italia ha raggiunto livelli che non esistevano prima del Jobs act. Il Paese sta cambiando, sta andando nella direzione giusta, è diventato più attraente per gli investitori anche se ci sono ancora tante cose da mettere a posto».

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