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«Su Mps ci fu disegno criminoso degli ex vertici Mussari e Vigni»

L’ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, «era perfettamente in grado di comprendere l’operazione» del derivato sottoscritto con Nomura, il famigerato “Alexandria”, colpevole di aver provocato perdite per circa 300 milioni nel bilancio della banca senese. Inoltre la scelta di nascondere il documento che avrebbe permesso di comprendere la vera entità del prodotto finanziario, il cosiddetto mandate agreement, sottraendolo agli ispettori di Bankitalia, «fa parte di un disegno crimonoso» dei vertici dell’istituto, che dovevano camuffare la contabilità per non far emergere errori manageriali (in primis, l’acquisto della banca Antonveneta nel 2008, sui cui è ancora aperta un’inchiesta nella procura di Milano). Con queste parole i giudici del tribunale di Siena spiegano il perché della condanna a tre anni a sei mesi per Mussari, l’ex dg Antonio Vigni e il responsabile dell’area finanziaria del Monte Gianluca Baldassarri, decisa il 31 ottobre.
Le motivazioni sono state depositate ieri e di fatto confermano la tesi dei procuratori senesi Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso (che però avevano chiesto il doppio della pena). Per i tre manager l’accusa è di ostacolo alla vigilanza relativamente al derivato Alexandria. O meglio: relativamente al collegamento negoziale (il mandate agreement) fra la ristrutturazione del vecchio derivato Alexandria e l’operazione Btp 2034. Per i giudici il reato sussiste perché il documento sarebbe stato «essenziale» per comprendere la complessa architettura dell’operazione. Non è dunque vero, come sostengono le difese, che il mandate agreement sarebbe stato inutile perché gli ispettori avevano già tutte le informazioni necessarie. «Gli ispettori della Banca d’Italia avrebbero avuto a loro disposizione dati oggettivi, visto che il mandate recava in sé una indiscutibile valenza patrimoniale e finanziaria, potendo incidere sull’iscrizione iniziale a conto economico della componente Repo all’interno dell’operazione Btp 2034 e la stessa presenza di un costo di sostituzione almeno pari all’importo di 220 milioni di euro…», dicono i giudici Leonardo Grassi, Paolo Bernardini e Nadia Garrapa (estensore delle motivazioni). In sostanza: il mandate era «significativo» quanto al rischio che Mps stava correndo e avrebbe dato informazioni «sulla liquidità» della banca.
Poi c’è la questione della consapevolezza da parte dei vertici. La difesa di Mussari, in particolare, insiste sul fatto che l’ex presidente non fosse pienamente cosciente in quanto privo di sufficiente competenze. Tuttavia per i giudici «la reiterata negazione del collegamento non può essere frutto di coincidenze, disattenzione o negligenza ma risponde al disegno criminoso degli imputati». Il che, dunque, dimostrerebbe che i tre non erano ignari, ma «perfettamente coscienti di quanto stesse accadendo».
I giudici spiegano meglio su questo punto che l’indiscutibile competenza tecnica era di Baldassarri, cosa che lo rendeva dominante rispetto al gruppo. Tuttavia anche gli altri due erano a conoscenza della ratio economica dell’operazione, orientandola verso il raggiungimento degli obiettivi che si erano prefissati, cioè ristrutturare Alexandria senza rendere visibili i costi nel bilancio. Intanto a Siena la procura ha iscritto nel registro degli indagati, relativamente al dossier sul suicidio del capo della comunicazione del Monte David Rossi, la vedova del manager morto e il giornalista del Fatto quotidiano che ha raccontato dello scambio di mail tra Rossi e l’ad del Monte Fabrizio Viola, in cui emergeva il suo malessere. Motivo: aver divulgato informazioni senza il consenso di Viola.

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