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«Su Mirafiori e Pomigliano lasciati soli»

di Raffaella Polato

BALOCCO (Vercelli) — A fare da sfondo, sulla pista di Balocco, la nuova gamma Jeep. È la prima presentazione europea. Ed è solo una coincidenza, ma per Sergio Marchionne cade benissimo: è tra una Wrangler, una Compass e una Grand Cherokee che può annunciare l’arrivo «a giorni» del prossimo 5%di Chrysler in Fiat. A quel punto il Lingotto avrà il 30%: ulteriore accelerata, con la seconda delle tre tranche «gratis» cui andrà aggiunto il 16%a pagamento («Le risorse le abbiamo in cassa» ), nella marcia verso il 51%di Auburn Hills. I modelli del marchio Usa allineati per i primi test drive servono, all’amministratore delegato dei due gruppi, a dimostrare «anche» che il matrimonio Torino-Detroit non è solo finanza: questo è soltanto un assaggio dei prodotti ormai comuni. Il che a Marchionne torna utile per mandare altri messaggi. Uno è di fatto un ultimatum (alla Fiom) sulla ex Bertone: «O si trova un accordo in pochi giorni o salta tutto» . Il secondo è una constatazione. Emma Marcegaglia, domenica, ha lanciato l’allarme: «Gli imprenditori non si sono mai sentiti così soli» . Si riferiva al governo, la presidente di Confindustria. E certamente il leader Fiat-Chrysler condivide il giudizio. Ma fa dei distinguo e in qualche modo lo allarga. Quando dice che «la battaglia per Pomigliano e Mirafiori», parla chiaro, ci hanno lasciati soli» , e poi sottolinea che «le difficoltà che stiamo incontrando riflettono una mancanza di coesione» , almeno un po’ ha in mente pure le organizzazione imprenditoriali. Non a caso cita il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «Ha fatto quello che poteva, il massimo in quelle condizioni: ha cercato di inquadrare il discorso nel modo giusto. In questo senso non siamo stati soli» . Cita, allo stesso modo, «una parte del sindacato: Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e altri hanno capito l’importanza della nostra mossa e ci sono stati vicini» . Lì, però, l’elenco si ferma. La Fiom è il primo bersaglio, certo. Tuttavia: «È il sistema che continua a costringere la Fiat a difendersi» . E per cosa? «Per il suo piano di investimenti nel Paese. Lo trovo strano, ridicolo, spero non succeda con altri investitori che vengono in Italia. Cerchiamo piuttosto di incoraggiarli» . Le parole suonano polemiche. Il tono non lo è: è semmai quello di qualcuno che ha un obiettivo da raggiungere e varie strade — lui le chiama «opzioni» — per arrivarci. Alcune sono già scritte: per il prossimo 5%di Chrysler «mancano solo pochi dettagli, potremmo chiudere anche domani » , il 51%sarà realtà «entro l’anno» . Altre sono un work in progress. E qui, se l’integrazione industriale procede, se Pomigliano accelera sull’uscita della nuova Panda e Mirafiori», è pronta per gli investimenti sul polo Alfa-Jeep, il resto del côté italiano dipenderà dalla cornice. Che è già tracciata, è quella degli accordi firmati con Fim-Uilm-Fismic-Ugl a Napoli e Torino. È dunque scontato l’avvertimento alla Fiom sulla ex Bertone. Lì i metalmeccanici Cgil hanno la maggioranza. Lì, il contratto ad hoc lo possono bocciare. «Ma non possiamo creare due "stati"in Fiat» , ripete Marchionne. Per cui giovedì, quando azienda e sindacati si incontreranno, la posizione non cambierà: o intesa «in linea con la politica industriale adottata a Pomigliano e Mirafiori» , oppure «salta tutto, io spero di poter sviluppare il sito ma i piani alternativi per la Maserati li abbiamo» . Il sindacato invoca il referendum? «Benissimo, anzi: così avremo idee chiare» . Di idee, però di ben altro tipo, Marchionne parla anche a proposito di Luca Cordero di Montezemolo. L’uomo che «in Ferrari ha fatto un lavoro incredibile, ha fatto miracoli» , è sempre più tentato dalla politica. Lui glielo sconsiglia: «Quando ne parliamo gli dico non farlo. Ma è una scelta di Luca» . Fondata, par di capire, nel caso: «Di idee» , appunto, «ne ha tante» .

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