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Su Londra il pressing dei leader “Sbagliato uscire dalla Ue”

«Se si vuole la creazione di uno stato chiamato Europa, io sono contro. Se si vuole la capacità di prendere decisioni, di esprimere volontà politica non solo sono d’accordo ma lotto per questo». A Davos David Cameron è venuto a «vendere» l’Inghilterra agli investitori, e qui ce ne sono molti, e agli europei continentali il suo modello, dopo l’annuncio di due giorni fa di un referendum sull’appartenenza alla Ue a fine 2017. «Il Regno Unito non vuole voltare le spalle all’Europa ma vuole un’Europa più aperta, più flessibile e più competitiva. Siamo il maggiore contributore netto, in denaro e in idee — ha detto al World Economic Forum — e vogliamo che l’Europa cambi, per il bene del Regno Unito e dell’Europa intera ». Ma non deve diventare uno stato: «I paesi europei hanno le loro storie, tradizioni, istituzioni e vogliono la loro sovranità. Forzarli in una unione politica centralizzata sarebbe un grande errore per l’Europa e la Gran Bretagna non ci starà».
A chi gli ha contestato i possibili effetti destabilizzanti di un referendum che si farà tra cinque anni ha risposto: «Dove sta il problema? Imprenditori e investitori sanno benissimo che nel Regno Unito c’è un dibattito vivace su questo tema, noi abbiamo fatto chiarezza e il mondo del business ce lo ha riconosciuto. L’Europa deve cambiare e la cosa più sbagliata sarebbe non fare nulla».
I primi ministri europei presenti a Davos difendono l’Unione e la sua integrità. «Apprezzo la decisione di Cameron di proporre un referendum netto, o dentro la Ue o fuori — ha detto Mario Monti — vuol dire scegliere se stare nel mercato unico o uscirne, e io non credo che gli inglesi vogliano uscirne». Insieme a lui si sono schierati per la permanenza del Regno Unito nella Ue il primo ministro olandese Mark Rutte e il premier irlandese Enda Kenny. «Il Regno Unito fuori dalla Ue sarebbe un’isola nell’Atlantico, lontana dall’America ma anche dall’Europa», ha detto Rutte. «L’Unione sarà più forte con la Gran Bretagna, che mi auguro continui ad occupare un ruolo centrale in Europa» ha dichiarato Kenny.
Angela Merkel, anche lei ieri a Davos, non ha commentato la posizione di Cameron sul referendum ma solo quella sull’euro. «Ciascuno fa le sue scelte e Cameron ha detto che la Gran Bretagna non entrerà nell’Euro. Ma l’Eurozona non deve essere chiusa a chi è fuori, dobbiamo sviluppare la cooperazione nella supervisione bancaria e in altri settori ». C’è l’euro al centro dell’attenzione della Cancelliera in questo periodo, e la Bce di Mario Draghi è il suo fiore all’occhiello:
«Il cambio dovrebbe rispettare le condizioni macroenomiche delle economie, ma non è così — ha detto, accennando alla guerra tra le valute di cui si vedono le avvisaglie — ho qualche preoccupazione in questo senso. Se tutte le banche centrali facessero come la Bce avremmo meno problemi », ha aggiunto la Merkel, «ha fornito liquidità e garantito stabilità al sistema bancario».
Nei corridoi di Davos ci si preoccupa di come far partire la ripresa europea, sulla cui strada l’austerità germanica e l’euro forte sono ostacoli rilevanti. Il referendum sull’uscita di Londra dalla Ue non scalda nessuno: alcuni, come il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, ritengono che non sarebbe un dramma. Anzi, forse, un vantaggio.

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