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Su Irap, pensioni e mercati ricette condivise per la cura

di Riccardo Ferrazza

Alleggerimento del costo del lavoro, allungamento dell'età pensionabile, spinta alle liberalizzazioni, taglio ai costi della politica: nella manovra salva-Italia si ritrovano alcuni degli interventi che, già il 16 luglio scorso, il Sole 24 Ore aveva indicato come urgenti e inserito tra i nove punti del "Manifesto per l'Italia". Priorità richieste pochi giorni dopo dalla Bce nella celebre lettera Draghi-Trichet al nostro Paese. Da allora è passato molto tempo, molto ne è stato sprecato. Il Governo Berlusconi si è dissolto per l'incapacità di dare risposte ritenute credibili alle richieste dell'Europa e ha lasciato il passo a quello di Mario Monti che, in poco più di due settimane di lavoro, ha messo a punto una manovra che, per molti aspetti, sembra tendere a quegli obiettivi – gravosi ma indispensabili – indicati dal nostro giornale.
Una «riduzione della tassazione su lavoro che porti a un alleggerimento dell'Irap attraverso una rimodulazione dell'Iva» era il primo punto del Manifesto. Nella manovra-Monti si ritrovano entrambi gli elementi, benché non in questa correlazione. Nel decreto c'è un sostegno alle imprese attraverso la completa deducibilità dell'Irap sul costo del lavoro ai fini di Ires e Irpef. Ma l'aumento dell'Iva – prevista dal 1° settembre 2012 con l'aliquota agevolata del 10% e quella ordinaria del 21% che verranno ritoccate di due punti passando rispettivamente al 12 e 23% – servirà ad altro: evitare la clausola di salvaguardia che, per raggiungere nel 2013 il pareggio di bilancio, farebbe scattare il taglio delle agevolazioni e delle detrazioni fiscali. In quel primo punto si sottolineava inoltre la necessità di «potenziare» gli strumenti di controllo per evitare che «la maggiore aliquota Iva» si trasformi in «maggiore evasione». In conferenza stampa il premier ha sottolineato a voce che «una misura di lotta all'evasione è una non misura: i non condoni». Nel testo scritto, sotto questo capitolo, si può inserire solo la riduzione della soglia di tracciabilità dei pagamenti: il contante non si potrà utilizzare per somme superiori ai mille euro.
Sul fronte pensioni il manifesto il Sole aveva posto l'asticella a un livello alto: «Innalzamento dell'età pensionabile obbligatorio per tutti a 70 anni» entro questo decennio, vale a dire allo scoccare del 2020. Un modo per assicurare «pensioni più elevate e ridurre gradualmente il carico dei contributi sociali molto elevati». Un'impostazione che si ritrova nel «menu dei professori»: la previdenza è una delle portate principali del decreto nel quale trova spazio una decisa accelerazione del processo di allineamento donne-uomini per le pensioni di vecchiaia (nel 2018 a 66 anni, nel 2022 a 67 anni) e dove, per la prima volta, compare la possibilità a partire dal 2018 di rimanere a lavoro proprio fino 70 anni. Un'uscita "garantita", certo, e non ancora obbligatoria come auspicato da questo giornale ma che permetterà, a chi volesse, di portare a casa assegni più consistenti.
È però sul capitolo liberalizzazioni che il grado di convergenza raggiunge il massimo livello: nel decreto ci sono quelle «liberalizzazioni di licenze e orari per tutte le attività del commercio, servizi, farmacie, para-farmacie e reti distributive» sollecitate dal Sole-24 Ore. Spazio anche alle liberalizzazioni delle professioni, attuata però non attraverso l'abolizione degli ordini ma con il loro riordino. Spazio, infine, al rafforzamento del ruolo dell'Antitrust.
Per i tagli ai costi della politica il Governo non prevede l'abolizione delle Province (impossibile per decreto) ma delle loro giunte con consigli ridotti a dieci membri eletti. Intatti (per il momento) gli altri organi rappresentativi locali (regioni, comuni, circoscrizioni) su cui il Sole chiedeva di intervenire, la cura dimagrante riguarderà le authority con una riduzione dei loro componenti.
Non c'è invece «la «scossa forte sulle privatizzazioni a cominciare dalla Rai e dalle aziende public utility». Per Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, Fs e per tutte le altre società in cui lo Stato ha partecipazioni azionarie, non si annunciano – almeno a leggere il decreto – novità per il futuro. Infine gli ambiti su cui il Sole aveva proposto interventi e dei quali non si parla nel testo del Governo. Forse anche perché non è questo il contesto adatto per trattarli. Gli Eurobond, per esempio. Questo giornale ne sollecita l'adozione per «sostenere i Paesi in difficoltà». La posizione favorevole di Monti è nota: «Continuo a essere dell'idea che non vi debbano essere tabù su come risolvere la crisi» aveva detto il 22 novembre. Nessuna traccia di una maggiore trasparenza della pubblica amministrazione (sarà però possibile consultare una dichiarazione dei redditi dei ministri più dettagliata), né dell'aumento delle rette universitarie e di un nuovo patto di stabilità interno per le spese sanitarie.

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