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Su Electrolux la parola ai lavoratori

Con la firma del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si ufficializza la chiusura dell’accordo su Electrolux, che passa all’esame dei lavoratori: giovedì prossimo è previsto lo scrutinio in contemporanea nei 4 stabilimenti del referendum promosso da Fiom, Fim e Uilm.
A Palazzo Chigi ieri per la firma erano presenti i protagonisti della conclusione di questa vertenza che si trascina dallo scorso autunno, ovvero i ministri dello Sviluppo economico, Federica Guidi e del Lavoro, Giuliano Poletti, i rappresentanti degli enti locali, i vertici aziendali e gli esponenti nazionali e locali dei sindacati. «Dopo Ansaldo Energia e Fincantieri, oggi abbiamo firmato l’accordo, importantissimo, su Electrolux» ha postato il premier su Twitter, aggiungendo l’hashtag #nonfiniscequi.
Nella conferenza stampa il ministro Guidi ha confermato che «si conservano tutti i posti di lavoro per tutta la durata del piano», ovvero al 2017, «non vi sarà nessun licenziamento e nessun esubero». Considerando che si partiva dalle 1.700 eccedenze previste originariamente dalla multinazinale svedese, pari a circa un quarto degli occupati nei quattro stabilimenti italiani, il ministro Guidi non ha potuto che «elogiare il senso di responsabilità mostrato dalle parti sociali in una trattativa che ha avuto momenti drammatici», spingendosi fino a considerare l’accordo come «un nuovo approccio alle relazioni industriali, moderno».
La vertenza, peraltro, si è chiusa in contemporanea con la conversione in legge del Dl Poletti che porta dal 25% al 35% la riduzione della contribuzione previdenziale per i datori di lavoro che utilizzano i contratti di solidarietà, lo strumento sul quale punta l’accordo per evitare i licenziamenti. E Renzi fa notare come «senza questo decreto, Electrolux non avrebbe firmato». Per Poletti «i contratti di solidarietà sono una buona soluzione» perché «ridistribuiscono il lavoro tra i lavoratori, nessuno viene mandato a casa, ma si condivide un sacrificio». Per rilanciare i quattro stabilimenti italiani il colosso degli elettrodomestici investirà 150 milioni di euro che, secondo il ministro Guidi, «per circa due terzi si stima siano legati all’innovazione tecnologica», sarà quindi possibile «accedere al sostegno che Mise e Regioni potranno dare, con una forma che decideremo insieme all’azienda, che può variare tra contributo a fondo perduto e finanziamento a tasso agevolato».
L’accordo che prevede una riduzione del costo per ora lavorata mantenendo inalterati i livelli salariali, taglia del 60% i permessi sindacali, inoltre per lo stabilimento di Porcia la pausa aggiuntiva rispetto agli altri impianti è stata ridotta da 10 a 5 minuti, mentre per Solaro, Susegana e Forlì è previsto un aumento dei pezzi prodotti per ora. «Il governo vuole creare le condizioni perché le imprese restino e investano in Italia» ha aggiunto il sottosegretario Graziano Delrio.
Oggi inizieranno le assemblee unitarie: si parte da Forlì, lunedì toccherà a Porcia, martedì Susegana e mercoledì Solaro. Di «accordo innovativo» raggiunto attraverso «uno strumento classico: la mobilitazione dei lavoratori», parla il leader della Fiom, Maurizio Landini. Per Gianluca Ficco (Uilm) «è stato prezioso il sostegno offerto dalle istituzioni, in particolare dal ministro Guidi che si è impegnata in prima persona nella mediazione», l’auspicio è che «sia il primo segno della consapevolezza dell’importanza dell’industria per rilanciare l’economia».

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