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Su cessione degli asset e piani più spazio alle alternative

Il Governo interviene nuovamente sull’istituto del concordato preventivo dichiarando le proprie intenzioni sin dalla titolazione del Capo II del Testo normativo: «apertura alla concorrenza nel concordato preventivo». L’intento che traspare è quello, attraverso la modifica/integrazione di norme esistenti della legge fallimentare, ovvero le introduzioni di nuove norme, di sponsorizzare la presentazione di «offerte concorrenti» riferite all’acquisto di aziende o rami di aziende, cosi come di «proposte concordatarie concorrenti».
Con il nuovo articolo 163 bis, della Legge fallimentare si prevede infatti che, nell’ipotesi in cui il piano concordatario di cui all’articolo 161 comprenda un’offerta per il trasferimento dell’azienda o di uno o più rami d’azienda o di specifici beni, il commissario debba valutare la congruità dell’offerta in sé ed in rapporto «al migliore interesse dei creditori», chiedendo al Tribunale se del caso di aprire un procedimento competitivo. Se quest’ultimo condivide le osservazioni, dà il via alla presentazione di offerte concorrenti, scandendo i tempi ed i modi per l’accesso alle informazioni rilevanti per le presentazioni di tali offerte, perché ne sia assicurata la comparabilità ed al contempo la garanzia in termini di adempimento. Se all’udienza fissata per l’esame delle offerte si dovesse prendere atto di una loro pluralità, i proponenti vengono posti tra loro in gara, alla stessa udienza o in un’udienza immediatamente successiva e comunque prima dell’adunanza dei creditori per il voto.
Accanto alle «offerte concorrenti», l’articolo 163 viene modificato sin dalla sua rubrica titolando «ammissione alla procedura e proposte concorrenti». In tal modo viene fotografato il favor per la presentazione di proposte di concordato preventivo concorrenti con quella iniziale del debitore. A tal fine l’adunanza dei creditori viene postergata a 120 giorni dal provvedimento di ammissione alla procedura, di modo che le proposte concorrenti possono intervenire entro 30 giorni prima dell’adunanza. Alla loro presentazione sono legittimati i creditori (singolarmente e aggregatisi a tal fine) che, anche in virtù di acquisti successivi alla presentazione della domanda di concordato, rappresentino almeno il 10% dei crediti risultanti dalla situazione patrimoniale allegata alla proposta. Vi è tuttavia un limite all’ammissibilità di tali iniziative, costituito dal fatto che il debitore, nella propria proposta di concordato, non si sia impegnato a pagare almeno il 40%, anche in maniera dilazionata, ai creditori chirografari.
La praticabilità di proposte concorrenti cambia di conseguenza il ruolo del commissario giudiziale che, tra i propri compiti, assume anche quello di fornire sotto obbligo di riservatezza ai creditori interessati le informazioni utili per la presentazione delle proposte e che, in funzione dell’adunanza dei creditori, deve ovviamente fornire nella propria relazione un’adeguata analisi comparativa delle eventuali proposte concorrenti formulate.
Va segnalato poi che, secondo la nuova formulazione dell’articolo 172 Legge fallimentare, le proposte di concordato, principali o concorrenti, potrebbero essere modificate fino a 15 giorni prima dell’adunanza dei creditori; precisazione che però dovrebbe e dovrà essere coordinata con il diritto vivente, per il quale un miglioramento della proposta concordataria è auspicabile e possibile anche in tempi successivi.
Va ancora segnalato che nel computo del 10% non possono essere considerati i crediti di soggetti che, rispetto al debitore, abbiano una posizione di controllo o di controllati ovvero che siano sottoposti ad una situazione di comune controllo, riferendosi con ciò alle società satelliti nell’ambito di un gruppo di società. Naturalmente, la possibilità di proposte concorrenti implica una modifica delle norme in tema di votazione della proposta concordataria, e così dell’articolo 177 Legge fallimentare In caso di parità nel voto, infatti, si dà prevalenza alla proposta del debitore e, in caso di parità fra proposte concorrenti, a quella presentata per prima. Se poi nessuna proposta ha ottenuto una maggioranza necessaria, viene rimessa al voto quella che ha conseguito la maggioranza relativa.

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