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Su Basilea 3 Draghi chiede un approccio più flessibile

di Beda Romano

BRUXELLES. Dal nostro corrispondente
Le autorità di vigilanza europee chiedono di poter intervenire con più flessibilità e anche in modo preventivo nell'applicare le regole di Basilea 3 per evitare future crisi finanziarie. Mario Draghi, nella sua veste di presidente dell'Esrb, l'Autorità europea per il rischio sistemico, ha inviato una lettera all'Ecofin, alla Commissione e al Parlamento europeo per cercare di indirizzare la discussione sulla direttiva e il regolamento che dovrebbero tramutare in normativa europea le nuove regole per i requisiti patrimoniali delle banche, cosiddette di Basilea 3.
La discussione tecnica sta entrando nel vivo e dovrebbe concludersi entro la primavera per consentire di arrivare a un accordo politico e finalizzare entro l'estate le nuove norme, decise a livello internazionale nel 2010 e oggetto di una lunghissima proposta legislativa da parte della Commissione nel luglio scorso. L'Esrb chiede anzitutto che gli strumenti a disposizione della vigilanza a livello europeo e nazionale siano sufficientemente flessibili per prevenire o mitigare rischi specifici.
Nella sua lettera Draghi sostiene che dovrebbe esserci la possibilità di introdurre requisiti più severi, in via temporanea, sia a livello generale (sui livelli di capitale, la liquidità, la leva finanziaria) sia su rischi specifici in particolari settori o in diverse aree di operazione delle banche. Un singolo insieme di regole per l'Unione europea è essenziale, riconosce l'Esrb, ma al tempo stesso possono determinarsi situazioni in cui c'è bisogno di usare discrezionalità, soprattutto nei casi in cui i rischi siano diversi da caso a caso, da Paese a Paese.
La lettera di Draghi chiede inoltre che le autorità di vigilanza possano intervenire con misure macroprudenziali in modo preventivo, prima che gli squilibri o i rischi sistemici siano manifesti. Il terzo punto dell'intervento dell'Esrb suggerisce di coordinare gli interventi, con uno scambio di informazioni, invece di procedere attraverso un sistema di autorizzazioni a livello europeo. La direttiva sui nuovi requisiti di capitale (nota con l'acronimo CRD IV) è oggetto di accesi negoziati tra Stati membri.
A Bruxelles ieri la Commissione ha accolto positivamente l'intervento dell'Esrb, pur sottolineando l'importanza di avere regole comuni. Spiega un esponente comunitario: «Tutti sono d'accordo che è necessario garantire una certa flessibilità. Il problema è che dietro alla posizione di alcuni Paesi sembra nascondersi il desiderio di proteggere in un modo o nell'altro il mercato nazionale a danno del mercato unico». Lo sguardo corre alla Gran Bretagna e alla Svezia, ma anche alla Bulgaria e a numerosi altri Paesi dell'Est Europa.
Il tema è particolarmente delicato perché incrocia aspetti microeconomici, ma anche aspetti macroeconomici. Come permettere ai vari Paesi di bloccare sul nascere nuove crisi finanziarie, riducendo il rischio di bolle, pur garantendo regole uniformi in tutta Europa ed evitando segmentazioni del mercato unico? In questo, la Germania, la cui economia rimane sorprendentemente robusta, è un caso emblematico: l'abbondante liquidità garantita dalla Banca centrale europea preoccupa per le eventuali conseguenze negative a livello nazionale. Secondo alcuni diplomatici, la Danimarca ha messo sul tavolo nei giorni scorsi una proposta che prevede nuova flessibilità per i Governi, ma non dà alle autorità comunitarie l'ultima parola, come invece vorrebbe la Commissione europea.

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