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“Su Antonveneta regole rispettate” Vigni oggi si difende davanti ai pm Il Vaticano nega un ruolo dello Ior

Se n’era andato dal Montepaschi di Siena nel dicembre 2011 con tutti gli onori ed una invidiabile liquidazione di oltre 5 milioni di euro, “censurata” dalla Banca D’Italia, ma dopo la sua riscossione. Poi, Antonio Vigni, 59 anni, ex direttore generale di Mps, è finito nel tritacarne dell’inchiesta sull’acquisto dell’Antonveneta e sui derivati.
È indagato con l’ex Presidente Mussari ed altri vertici della banca ed oggi sarà interrogato dai Pm senesi, Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso. È il primo dei “vertici” della Mps che viene ascoltato dai magistrati visto il forfait dell’altro ieri di Giuseppe Mussari che sarà interrogato nei prossimi giorni.
Ed oggi, Antonio Vigni non si avvarrà della facoltà di non rispondere. L’ex “custode” della cassaforte del Montepaschi dove è stato trovato nell’ottobre scorso il contratto segreto sui derivati Santorini ed Alexandria, definiti “tossici”, e poi trasmesso dai nuovi vertici di Mps (Profumo e Viola) alla Consob ed a Bankitalia è pronto a chiarire: «Ai magistrati finalmente spiegherò tutto, non so se e chi ha rubato. Io non mi sono arricchito né sono fuggito, ho lavorato 40 anni. Sono figlio di contadini», confida ad un amico alla vigilia del suo interrogatorio.
Quindi, massima disponibilità. Ma svelerà le sue presunte malefatte e quelle degli indagati per associazione per delinquere, ostacolo alle attività di vigilanza e truffa nei confronti dei risparmiatori? Una linea di difesa l’aveva anticipata in alcune interviste dove Vigni aveva sostenuto che tutte le operazioni relative a “Santorini” e “Alexandria” lui le ereditò dei suoi predecessori. Ma Vigni era anche il diretto responsabile di Gianluca Baldassarri il capo dell’area finanza che da Londra era al centro di quella girandola di derivati.
Piuttosto su “Antonveneta”, sulla trattativa con la banca spagnola Santander che dalla vendita ricavò 10 miliardi di euro da Mps, Vigni dovrebbe sapere molto. «E su quello risponderò» annuncia l’ex direttore generale. Dovrà rispondere delle accuse di “ostacolo agli organi di vigilanza e false comunicazioni” proprio nell’ambito dell’acquisizione di Antonveneta L’interrogatorio è previsto per questa mattina alle 10,30 negli uffici della Procura di Siena che è diventata un porto di
mare per i continui contatti con altre procure, Milano, Roma, Trani e, per ultima ieri si è aggiunta quella di Forlì che nel 2009 si occupò di un’inchiesta riguardante un presunto giro di denaro sporco tra Italia e San Marino; coinvolte una filiale locale del Montepaschi e la filiale Mps della repubblica del Titano. La Procura di Forlì ha ipotizzato un’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e all’ostacolo all’autorità di vigilanza ed il Monte Paschi è accusata di illecito amministrativo; l’inchiesta coinvolge anche Giuseppe Mussari in quanto all’epoca “legale rappresentante” di Mps.
Intanto ieri il giornalista Paolo Mondani di Report è stato interrogato come persona dei fatti dai pm di Roma, Stefano Rocco Fava e Stefano Pesci nell’ambito di una indagine per riciclaggio che coinvolgerebbe lo Ior. Una “fonte” di Mondani ha rivelato che presso la banca del Vaticano furono aperti 4 conti due dei quali intestati a Giuseppe Mussari e Gianluca Baldassarri (ex capo area finanza di Mps ed anche lui indagato ed allo stato “irraggiungibile”). Ma la Santa sede ieri, per bocca del suo portavoce, padre Federico Lombardi, ha smentito ed escluso che «dirigenti del Montepaschi abbiano avuto possesso di fondi presso lo Ior».

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