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Stx, l’1% del 51% di Fincantieri sarà «in prestito»

Alla fine, a giudicare dai sorrisi dei due protagonisti della giornata, il premier Paolo Gentiloni, e il presidente francese Emmanuel Macron, «abbiamo vinto insieme su Stx», per dirla con le parole di quest’ultimo. Perché il compromesso su Saint-Nazaire, suggellato ieri al termine del bilaterale, soddisfa tutti: in primo luogo, il governo italiano che porta a casa per Fincantieri il controllo e la governance di Stx France, ma, soprattutto, l’agognato 51%, sebbene grazie a un 1% di azioni oggetto di un “prestito durevole” da parte francese, che avrà un timing di dodici anni e che sarà subordinato a precisi impegni industriali per il gruppo triestino. Ma a uscirne soddisfatto è anche l’esecutivo transalpino che, alla fine, può rivendersi di aver ottenuto un assetto quasi paritario e quelle garanzie sul lavoro, sul know how e sulle tecnologie di Saint-Nazaire che avevano giustificato lo strappo dei mesi scorsi nella trattativa con «gli amici italiani».
La chiusura del cerchio, dunque, non lascia strascichi dopo le tensioni dei mesi scorsi. E anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che aveva firmato alla vigilia, insieme al suo omologo francese, Pierre Gattaz, una dichiarazione comunque indirizzata ai governi (si veda il Sole 24 Ore di ieri), ha commentato positivamente l’intesa: «Oggi è un giorno importante, non a caso con insieme a Confindustria francese abbiamo sottoscritto un documento che pone alcune questioni strategiche. Una è l’apertura dei mercati, la seconda sono le regole di reciprocità nel rapporto tra Europa e mondo esterno, in particolare ci riferiamo alla questione Cina tanto per essere chiari, e l’altra è chiaramente costruire una strategia di competitività dell’industria europea perché la sfida è tra Europa e il mondo esterno».
E all’Europa guarda l’accordo siglato ieri da Roma e Parigi sul doppio binario civile e militare. Su Stx, l’assetto finale vedrà, come detto, Fincantieri al 51%, grazie al “prestito” francese che sarà sottoposto a un controllo periodico (con quattro scadenze distinte) sul rispetto da parte del gruppo triestino di una serie di obblighi in materia di regole di governance, di salvaguardia della proprietà intellettuale e del savoir-faire, come pure della difesa dell’occupazione e della parità di trattamento in seno al gruppo. Nel caso in cui la Francia decidesse di porre fine al prestito durevole, ci sarà una consultazione tra i due governi. Fincantieri, dal canto suo, disporrà di tutti i diritti legati alle azioni in prestito, compresi i diritti di voto e quelli ai dividendi, e, in caso di ritiro anticipato del prestito da parte francese, il gruppo triestino avrà la facoltà, nei tre mesi successivi alla decisione, a cedere la totalità delle sue azioni «a un giusto valore di mercato». Quanto alla restante distribuzione del capitale, allo Stato francese, per il tramite di Ape (l’Agenzia delle partecipazioni statali), andrà il 34,34%, Naval Group partirà dal 10% che potrebbe salire fino al 15,66% se gli altri due tasselli previsti, dipendenti e imprenditori locali, non acquisiranno la quota programmata (2% per i primi che avranno anche un posto in cda e 3,66 per le aziende del territorio).
I “pesi” azionari saranno rispecchiati nel board, con Fincantieri che avrà 4 membri (incluso il presidente e il direttore generale-ceo, anche se Parigi conserverà un diritto di veto), 2 per Ape, un componente per NG e l’ultimo ai lavoratori. Con il presidente, di nomina italiana, che avrà un voto preponderante. Uno schema complessivo che ricalca molto il vecchio accordo, poi stracciato da Macron, che già prevedeva precise garanzie per Parigi su tutta una serie di materie e, come ribadito anche nella nuova intesa, la conferma di Laurent Castaing alla guida dei cantieri in attesa del prossimo rinnovo.
Fin qui il copione dell’accordo nel civile. Ma ieri i due paesi hanno gettato altresì le basi per un’alleanza nel militare con l’obiettivo, hanno detto all’unisono Gentiloni e Macron, di creare un «campione europeo delle navi». Per giungere fin lì, però, la strada non sarà breve. Per questo il summit di Lione ha definito un cronoprogramma e ha dato l’avvio a un gruppo di lavoro, composto da sei membri: due rappresentanti del governo italiano – di cui uno sarà espresso dalla Cdp, l’altro probabilmente dal ministero della Difesa – due di parte francese (è stato stabilito che al tavolo non ci saranno esponenti di Thales), più gli ad dei due gruppi coinvolti, Fincantieri e NG, Giuseppe Bono e Hervé Guillou. Da qui a fine 2018, e dopo la consultazione dei principali partner e azionisti dei due gruppi, spetterà al gruppo ristretto proporre ai due esecutivi la trama complessiva di questo “patto” indicando governance, struttura e organizzazione dell’alleanza, ma anche le condizioni finanziarie e le modalità di presa in carico di tutte le parti impegnate in questa costruzione. Che, lo ha assicurato ieri il premier Gentiloni, dovrebbe coinvolgere anche Leonardo: «Avrà un ruolo in questo lavoro come è normale che sia». L’obiettivo, lo si legge già nel comunicato di ieri, è cominciare a immaginare programmi comuni laddove si presenteranno possibilità di export. E, per dare sostanza a questo player europeo, il percorso annunciato ieri prevede già una prima, possibile, tappa: uno scambio azionario tra i due gruppi, dal 5% al 10%, e, sul lato business, la ricerca di ulteriori sinergie. Partendo dal grande lavoro fatto finora che porta la firma di Bono e Guillou.
Celestina Dominelli e Laura Serafini

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