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Studi, quattro carte anti-crisi

È arrivato ieri dalla Commissione degli esperti il parere favorevole ai correttivi anticrisi per gli studi di settore applicabili al periodo d’imposta 2012. Il decreto ministeriale che recepirà le rettifiche congiunturali dovrà essere pubblicato ora in «Gazzetta Ufficiale». Le associazioni di categoria hanno chiesto di accelerare il più possibile i prossimi passaggi, in modo da avere una versione di Gerico 2013 definitiva per il 20 maggio.
I correttivi anticrisi per il 2012 ricalcano quelli degli anni scorsi dal punto di vista dell’impianto complessivo, ma saranno naturalmente calibrati per tener conto di una contrazione generalizzata dei fatturati che si è fatta sentire in quasi tutti i comparti, erodendo il mini-recupero che si era avuto tra il 2010 e il 2011. La commissione degli esperti ha potuto contare su un monitoraggio accurato dell’impatto della crisi effettuato a livello nazionale che ha preso in considerazione non solo le informazioni fornite dalle associazioni di categoria, dalla Banca d’Italia e dall’Istat, ma anche i dati relativi alle comunicazioni annuali Iva dell’anno d’imposta 2012.
Nel dettaglio, dall’analisi del panel di circa 2,1 milioni di contribuenti che hanno applicato gli studi di settore nel quadriennio 2009-2012, è emerso come lo scorso anno in oltre 2/3 delle aree produttive si sia registrato un abbattimento del giro d’affari e anche dove si è avuta rispetto agli anni precedenti una sostanziale stabilità, tra il 40 e il 60% dei soggetti hanno denunciato comunque minori ricavi. Nel settore manifatturiero, per esempio, la diminuzione è stata pari a circa il 6%, in quello tessile all’8%, in quello delle costruzioni al 13%, mentre nell’ambito dei servizi il segno meno ha sfiorato il 4% e in quello delle attività professionali il rosso è stato intorno al 3 per cento. Tra i settori merceologici che hanno tenuto (+0,3%) c’è invece l’alimentare.
Lo scorso anno hanno fatto ricorso ai correttivi anticrisi circa 2,9 milioni di contribuenti su una platea di 3,7 milioni e solo il 16,8% sono risultati incongrui. «Segno che i correttivi hanno colto nel segno – sottolinea Giampietro Brunello, presidente della Commissione degli esperti – e soprattutto che, dopo il primo anno di applicazione d’urgenza, nel 2009, gli studi di settore hanno acquisito quel giusto grado flessibilità per assorbire gli effetti della recessione. Le critiche rivolte in passato a questo strumento mi sembrano perciò superate e anzi oggi gli studi sono una fonte di certificazione dello stato di crisi a tutela dei contribuenti».
Sulla scia di quelli dello scorso anno, dunque, i correttivi 2012 sono suddivisi in quattro categorie: interventi relativi all’analisi di normalità economica, correttivi specifici per la crisi, correttivi congiunturali di settore e correttivi individuali.
La prima categoria, relativa all’analisi di normalità economica dell’indicatore della “durata delle scorte”, interessa i soggetti che presentano una contrazione dei ricavi nel periodo d’imposta 2012 rispetto al 2011 e sono coerenti rispetto alla gestione delle esistenze iniziali. In questo caso si provvederà a una rimodulazione del valore soglia di normalità economica per tener conto di merci e prodotti invenduti.
La seconda categoria di correttivi riguarda alcuni settori interessati dall’incremento dei prezzi del carburante (trasporto merci su strada, traslochi, taxi e noleggi con conducente e altri trasporti terresti di passeggeri).
I correttivi congiunturali di settore sono finalizzati a soppesare le riduzioni delle tariffe (in particolare per i professionisti), la contrazione dei margini e il minor utilizzo degli impianti per i soggetti non congrui attraverso l’introduzione di un fattore di correzione applicato al ricavo teorico previsto per ciascun modello organizzativo. L’ultima tipologia di correttivi, quelli congiunturali individuali, ha l’obiettivo di cogliere il ritardato pagamento dei compensi a fronte delle prestazioni rese e la contrazione dei costi variabili.

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