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Studi professionali Il digitale avanza (e trascina gli affari)

Digitale e consulenza. Per decriptare il futuro che è l’incognita più grande per un giovane professionista contemporaneo. Un mercato complesso e selettivo, uno status sociale ed economico sempre al ribasso, l’avvento del digitale, sono solo alcune delle sfide che attendono i professionisti di nuova generazione.

Un interessante affresco di tutto ciò è contenuto all’interno della ricerca dell’«Osservatorio professionisti e innovazione digitale» condotta dagli «Osservatori.net» del Politecnico di Milano. Si tratta di un’indagine svolta tra 150 mila studi di professionisti dell’area giuridica: avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro .

L’istantanea

Primo passo, l’istantanea che fotografa la situazione economica: il 54% degli studi realizza un fatturato al massimo di 100 mila euro, con un portafoglio di clientela non superiore ai 50 nominativi. Poco più della metà (54%) dichiara una redditività in crescita. La parte restante si divide, invece, tra coloro che accusano una diminuzione fino al 10% o addirittura superiore. Si tratta di dati che confermano una ripresa in chiave economico finanziaria, magari lenta ma visibile.

La tecnologia

Un fattore determinante per il futuro degli studi professionali di area giuridica è rappresentato dall’avvento del digitale. Una svolta che è già realtà in molte sue applicazioni: la fatturazione elettronica verso la Pubblica amministrazione, il processo civile telematico, l’accettazione dei pagamenti tramite dispositivi elettronici, l’utilizzo di smart card e di firme elettroniche per interagire con la Pubblica amministrazione in qualità di clienti o intermediari, sono degli indicatori semplici ma concreti, che per le professioni esaminate il digitale non può più essere un’opzione da attivare o meno.

Altre innovazioni tecnologiche potrebbero diventare obbligatorie presto: il processo tributario telematico, la fatturazione elettronica B2b, il registro telematico dei corrispettivi, l’identità digitale. Il dato interessante è quello che evidenzia una reciproca influenza tra l’andamento del fatturato e l’adozione di tecnologie all’interno degli studi. Le strutture che dichiarano una crescita a doppia cifra del fatturato rivelano la più elevata incidenza di tecnologie evolute (più del 30%) sul totale delle apparecchiature presenti nello studio.

Nuove competenze

Aumenta il tempo dedicato all’attività di consulenza, anche se quella tradizionale rimane prevalente. Circa il 30% di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari evidenzia segnali di cambiamento. Il portafoglio servizi del futuro immediato è destinato ad arricchirsi con una varietà più ampia rispetto al passato: i professionisti potrebbero diventare i manager delle piccole e medie imprese. Le aree di consulenza che crescono di più sono quelle che riguardano la finanza agevolata, i finanziamenti europei (36%), il supporto allo sviluppo di nuovi mercati (35%), l’assistenza alle startup (34%). Dalla ricerca del Politecnico emerge, in particolare, che i consulenti del lavoro si stanno spingendo proprio sull’area risorse umane e sul contributo alla gestione del cambiamento presso le aziende clienti.

È bene ricordare però che il processo di cambiamento non sta investendo le professioni nella loro interezza, ma una quota pari a circa il 25% o poco più. Il punto debole è rappresentato dall’assistenza ai clienti per le attività rivolte ai mercati esteri. Sicuramente esistono delle barriere non facilmente superabili, linguistiche, normative, finanziarie e altro ancora, all’erogazione di questi servizi, però l’importanza che riveste l’internazionalizzazione per le piccole e medie imprese dovrebbe portare a una maggiore attenzione verso questi temi, un’opportunità di crescita per gli studi professionali.

Appena il 3% degli studi si sta attrezzando per far fronte a questa esigenza, soddisfatta in modo diretto solamente dal 5% degli studi e dall’8% attraverso corrispondenti locali.

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