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Studi professionali, deduzioni rompicapo

Deduzioni rompicapo per gli studi di proprietà dei professionisti. In Unico 2014 convivono regimi diversi destinati, tra l’altro, a cambiare alla luce delle modifiche normative entrate in vigore a inizio anno. Ma procediamo con ordine.
La dichiarazione dei redditi
I professionisti che hanno acquistato immobili dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2009 possono dedurre nella prossima dichiarazione dei redditi sia gli eventuali canoni di leasing maturati (minimo di otto anni e massimo di 15), sia gli ammortamenti stanziati sul costo originario (articolo 1, comma 335, della legge 296/2006). Inoltre la cessione dell’immobile strumentale acquistato nel periodo 2007-2009 può generare un elemento redditualmente rilevante qualora la cessione generi plusvalenze o minusvalenze. Tale regola, secondo le Entrate, si applica anche per gli immobili ceduti che non abbiano avuto incidenza fiscale nella determinazione del reddito di lavoro autonomo in quanto rileverebbe la destinazione del bene (articolo 43 del Tuir) e non il fatto che le relative spese siano state o meno dedotte (risoluzione 13/E/2010).
Le differenze
L’ultima legge di stabilità (legge 147/2013) ha riaperto, a partire dal 1° gennaio 2014, la possibilità per i lavoratori autonomi di dedurre l’acquisto di immobili strumentali effettuato in leasing, senza però abrogare l’articolo 1, comma 335, della legge 296/2006. Così ne è scaturito un scenario normativo con regimi differenti.
L’acquisto dello studio in leasing consente la deduzione dei canoni in un periodo non inferiore a 12 anni (nuovo limite disposto dalla legge 147/2013) a prescindere da quale sia la durata effettiva del contratto (articolo 4-bis del Dl 16/2012).
Resta, invece, preclusa la possibilità di dedurre gli ammortamenti se l’immobile strumentale è acquistato direttamente. Queste conclusioni sono accreditate dal contenuto della relazione alla legge 147/2013 che ha previsto effetti sul gettito solo per la nuova disciplina ai contratti di leasing. Si profila, pertanto, una disparità di trattamento tra l’acquisto dell’immobile in leasing e quello in proprietà, per cui urgono rimedi.
La decorrenza delle nuove norme sulla deducibilità di contratti di leasing immobiliari per i professionisti pone anche il problema di come cercare di rinegoziare operazioni di acquisto già eseguite entro il 2013, caratterizzate dalla indeducibilità delle quote di ammortamento degli stessi immobili. Per beneficiare delle nuove regole sarebbe necessario trasformare il precedente acquisto sotto forma di compravendita, in nuova stipula di contratto di leasing.
Il lease back
Sotto questo profilo potrebbe essere opportuno valutare un’operazione di lease back. La circostanza che per l’immobile acquistato non sono state mai dedotte quote di ammortamento diventa ora un elemento favorevole in sede di cessione dell’immobile alla società di leasing. L’indeducibilità permette, infatti, di affermare l’irrilevanza di qualunque plusvalenza emergesse dalla cessione in questione.
Per quanto riguarda, invece, il trattamento fiscale del contratto di leasing conseguente alla cessione, secondo l’interpretazione da sempre fornita dalle Entrate (da ultimo la circolare 38/E/2010, paragrafo 1.5) il lease back va suddiviso in due operazioni fiscalmente rilevanti e separate l’una dall’altra: la cessione del bene e la successiva sottoscrizione di un contratto di leasing, per la cui deducibilità si devono applicare le stesse regole di un normale contratto di locazione finanziaria.
Diverso sarebbe stato se il lease back fosse stato interpretato come un contratto di finanziamento con dazione di bene in garanzia. Dal momento che tale lettura è sempre stata scartata dal punto di vista fiscale, la vendita provoca plus o minusvalenze ex articoli 54, comma 1-bis, e 86 del Tuir (rispettivamente per professionisti e imprese) e la sottoscrizione del leasing genera la deduzione dei canoni ex articoli 54, comma 2, e 102, comma 7, del Tuir (sempre rispettivamente per professionisti e imprese).

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