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Studi professionali con autovalutazione antiriciclaggio

Documento antiriciclaggio negli studi professionali. Dopo quello sulla privacy i professionisti tenuti agli obblighi antiriciclaggio (notai, avvocati, dottori commercialisti e consulenti del lavoro) si dovranno dotare di una procedura documentata, tracciata e in cui si conservi la formalizzazione degli adempimenti. Si chiama autovalutazione del rischio e il suo impatto è stato evidenziato ieri durante la tavola rotonda «Adempimenti antiriciclaggio», al secondo Forum nazionale dei commercialisti e esperti contabili organizzato a Milano da ItaliaOggi.

I giochi sulle linee guida degli organismi di autoregolamentazione (consigli nazionali degli ordini professionali) sono fatti. « Il lavoro è all’esame del consiglio di sicurezza finanziaria», ha annunciato Roberto Ciciani, direttore del ministero dell’economia per le tematiche antiriciclaggio, «stiamo ultimando la seconda analisi di valutazione dei rischi, c’è un cambio di prospettiva: si passa da un rischio inerente l’attività astratta a quello inerente un rischio specifico proprio per arrivare alla valutazione di quello che è il rischio effettivo».

Nel documento di cui i professionisti si dovranno dotare, si terrà conto della dimensione delle strutture e del tipo di attività portata avanti.

«Gli organismi di autoregolamentazione», ha ricordato Ciciani, «adottano regole tecniche, previo parere del Comitato di sicurezza, in materie di procedure e metodologie di analisi e valutazione del rischio di riciclaggio cui i professionisti sono esposti nell’esercizio della propria attività, garantiscono l’adozione di misure idonee a sanzionarne l’inosservanza e sono responsabili della formazione e dell’aggiornamento dei propri iscritti». Sulle difficoltà applicative è intervenuto Raffaele Marcello, consigliere nazionale dell’ordine dei commercialisti con delega ai sistemi di controllo. «Nell’opera di mappatura l’attività del collegio sindacale non può essere equiparata a quello del revisore legale e di conseguenza ci dovrebbe essere un perimetro degli obblighi antiriciclaggio diverso», ha detto.

E, infatti, sulla questione sindaco e ausiliari dei giudici (curatore fallimentare) è intervenuto Luca Criscuolo, dell’Unità di informazione finanziaria di Banca di Italia (Uif), anticipando che «si sta lavorando a trovare una soluzione sugli adempimenti legati a queste figure». In particolare da parte dell’amministrazione si propenderebbe a riconoscere quanto meno una valutazione di rischio non rilevante mentre i rappresentanti dell’ordine premono affinché si arrivi a un esonero delle attività degli obblighi connessi. Criscuolo ha poi ricordato che nel primo semestre 2018 le segnalazioni dei professionisti sono state 361, di cui 169 da parte dei dottori commercialisti: «Per noi sono importanti non i grossi numeri ma le segnalazioni di qualità non vogliamo le segnalazioni difensive». Il rappresentante dell’Uif ha poi sottolineato l’importanza di segnalazioni che siano quanto più esaustive possibili e non aride: «Per evitare le richieste di supplemento di documentazione».

Annalisa De Vivo, dell’ufficio di presidenza del consiglio nazionale, ha chiarito che dai tavoli aperti con il ministero e con l’Uif è emersa l’interpretazione per quanto riguarda la conservazione dei documenti antiriciclaggio, che si possa continuare a utilizzare anche la metodologia tradizionale, cartacea rispetto a quella totalmente informatica: «il consiglio nazionale fornirà nelle linee guida le disposizioni sul corretto aggiornamento del fascicolo cartaceo». De Vivo ha voluto sottolineare che l’autovalutazione del rischio è diversa dall’adempimento che lo studio effettua per il cliente: «questo adempimento va sdoppiato dall’adeguata verifica della clientela, è un’operazione di autoanalisi che ogni studio dovrà compiere per la propria esposizione e coinvolgimento ai fini antiriciclaggio nei rapporti con il proprio cliente». Un lavoro che dovrà muoversi all’interno del percorso individuato dall’attività degli ordini con le proprie linee guida.

Fabrizio Vedana vicedirettore di Unione fiduciaria ha ricordato alla platea come accanto a questi obblighi, la legge 179/18 abbia introdotto la figura del whistleblower (informatore) che si integra con la responsabilità amministrativa delle società che dovranno aggiornare in questo senso i documenti 231.

Se l’antiriciclaggio può essere percepito da parte dei professionisti come un onere necessario ma gravoso, dall’esperienza del comune di Milano emerge la voglia di stare in campo per consolidare la collaborazione in tema di contrasto all’evasione e alla lotta al riciclaggio. Lo racconta Roberto Tasca, assessore al bilancio del comune di Milano. «In quattro anni abbiamo recuperato 300 milioni di euro da 17 segnalazioni.

Chiediamo una maggiore integrazione delle banche dati perchè la risposta al problema delle risorse trasferite dallo stato centrale ai comuni passa anche dal porre al centro dell’attenzione la lotta all’evasione fiscale e antiriciclaggio».

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